Gara deserta per l’area di risulta: «Rischiamo di perdere i fondi»

Il centrosinistra: «Hanno modificato il progetto e i costi sono lievitati, fallimento del centrodestra» E i consiglieri regionali Blasioli e Paolucci chiedono le dimissioni della giunta: clamoroso insuccesso
PESCARA. «La gara deserta sull'area di risulta è un fallimento dovuto prima all'ostruzionismo del centrodestra, quando era all'opposizione, e poi alle modifiche creative introdotte dallo stesso centrodestra, ora alla guida della città, spinte da un velleitarismo onirico in tutti i grandi progetti, tra piste da sci in stile Dubai nell'area di risulta, il lungofiume californiano, la duna lungo la riviera sud, il boulevard autostradale a 4 corsie in viale Marconi». È impietoso il giudizio dei consiglieri regionali e comunali del centrosinistra, dopo la scadenza della gara d'appalto per la ricerca di partner privati per la riqualificazione dell’area di risulta.
A ripercorrere le tappe che hanno portato al «clamoroso insuccesso che impone le dimissioni di questa giunta comunale» sono i consiglieri regionali Antonio Blasioli e Silvio Paolucci, con gli esponenti del centrosinistra in Comune. «Da più di trent’anni la città attende di conoscere il destino dell’area di risulta. Tra il 2014 e il 2019 si è creata una concreta possibilità di rigenerazione dell’area centrale, grazie alle risorse della giunta regionale di Luciano D’Alfonso e all’attività di progettazione dell’amministrazione comunale di Marco Alessandrini», ricordano. Il progetto di allora prevedeva la bonifica delle aree, duemila posti auto, un grande parco centrale, un nuovo terminal degli autobus e poi il campo, su cui ora potrebbe sorgere la sede del palazzo regionale, all'epoca lasciato vuoto per «una struttura culturale. Ma il centrodestra di Masci, nel 2018 all'opposizione, ostacolava con migliaia di emendamenti il primo passaggio di variante in Consiglio, poi con 5 mila osservazioni rinviava la conclusione dell’iter consiliare alla nuova amministrazione», vanno avanti. «Nel 2019, diventato maggioranza, il centrodestra approvava definitivamente la variante urbanistica, segnando però, con le sue modifiche progettuali creative il fallimento dell’intervento, reso economicamente insostenibile nonostante le risorse aggiunte (dai 12 milioni iniziali ai 16 attuali)». Secondo l'opposizione, «l'autosabotaggio» è legato «ai vincoli imposti dal Comune che hanno fatto lievitare i costi» ad esempio per la realizzazione di una pista da sci e snowboard su un manto sintetico, con impianto di risalita. Altro problema, il tempo: «Ora che la procedura è conclusa, qualsiasi progettualità differente, compresa la sede della Regione, comporterà un nuovo pronunciamento del comitato Via, una nuova valutazione ambientale strategica e due passaggi in consiglio. Quindi anche in questa consiliatura non si vedrà nulla», con il rischio di veder sfumare i fondi che «da convenzione con la Regione, sono concessi fino al 31 dicembre 2023».
Non convince, poi, l'idea del palazzo regionale nell'area di risulta, «pensata per coprire il fallimento della giunta Masci: la zona sarebbe vuota dal venerdì pomeriggio al lunedì, quando gli uffici sono chiusi».

