Gay pestato, esplode l’ira di Masci «Basta fango sulla nostra città»

4 Luglio 2020

Non si placa la polemica politica scatenata dopo l’aggressione omofoba sulla riviera di dieci giorni fa E il sindaco ribadisce: il Comune sarà parte civile nel procedimento contro gli aggressori del giovane

PESCARA. Prima l'aggressione omofoba alla Nave di Cascella da parte di un branco di ragazzini violenti ai danni di un giovane molisano colpevole di passeggiare mano nella mano con il fidanzato. Poi la polemica per la sede della Pride Week, spostata due giorni prima del flash mob dalla Nave di Cascella alla Madonnina. E ancora la bagarre in Consiglio comunale esplosa attorno a una proposta presentata da Giovanni Di Iacovo. Dalla notte di giovedì 25 giugno, gli eventi hanno infiammato uno dopo l’altro lo scontro politico attorno al tema dell’omofobia, tanto da far ruotare i riflettori di stampa e tv nazionali sulla città.
Una popolarità tutt’altro che positiva che ha indotto il sindaco Carlo Masci a chiudere il cerchio. E ribadendo la volontà del Comune di costituirsi parte civile nel procedimento contro gli aggressori del giovane, come già annunciato nel Consiglio della discordia, il sindaco ricostruisce la vicenda punto per punto. Con questa premessa: «Una certa sinistra ha costruito fatti partendo da notizie false che hanno generato un grande equivoco voluto, veicolato sul web e ripreso dagli organi di informazione, tratti in inganno».
IL NO IN CONSIGLIO. Masci comincia dalla bocciatura in Consiglio, lunedì scorso, dell’ordine del giorno presentato da Di Iacovo e appoggiato dai consiglieri di centrosinistra e pentastellati. L’atto invitava sindaco e giunta a costituire il Comune parte civile contro le aggressioni omofobe; ma anche a lavorare per la stesura di una legge contro l’omotransfobia; aderire alla rete degli enti locali contro le discriminazioni Re.A.Dy; e individuare una figura quale interlocutore per le associazioni del Pride. «Quando la veicolazione del messaggio è che il Comune non si costituisce parte civile perché è stata rigettata una mozione che conteneva altri punti», tuona Masci «è una notizia falsa che dimostra una campagna denigratoria. Chiunque sa che un ordine del giorno non può essere l’elemento amministrativo per la costituzione di parte civile, che è una decisione esclusivamente del sindaco, sviluppata attraverso una delibera di Giunta. Quando ho affermato in Consiglio che il Comune si sarebbe costituito parte civile contro coloro che saranno rinviati a giudizio era chiaro che rappresentava un impegno dell'amministrazione».
L’AGGRESSIONE. Il secondo punto riguarda la polemica sulla sua presa di posizione in merito all’aggressione. «È ancora falso dire che il Comune non ha preso posizione nei confronti degli aggressori. Appena saputa la notizia, sono subito andato a trovare il ragazzo per portargli la solidarietà della città e immediatamente dopo ho rilasciato un comunicato di condanna senza se e senza ma dell'aggressione, a maggior ragione perché il fatto riguardava l'orientamento sessuale. Sarebbe bastato leggere la ricostruzione dei giorni scorsi fatta dal Centro per avere un quadro lineare di quanto era successo, della netta posizione che aveva assunto il Comune, ed evitare l'esplosione di un caso che fa male alla città».
IL FLASH MOB. Rigettate integralmente anche le accuse in merito alla sede del flash mob finale della Pride Week. «Gli organizzatori avevano presentato la richiesta indicando tre luoghi che erano piazza Primo Maggio, la Madonnina e piazza Salotto. Noi abbiamo optato per la Madonnina, luogo simbolico di Pescara e non marginale. Anche qui siamo davanti a una notizia veicolata in modo falso».
PESCARA CITTÀ APERTA. Di tutta la vicenda Masci si dice «amareggiato, perché chi sta mistificando i fatti sta facendo passare un messaggio di una città che così non è. Pescara è sempre stata libera, accogliente, aperta, non ha mai impedito a nessuno di esprimersi e ha sempre condannato la violenza».