Gentiloni: «Atto motivato» E vuole subito il negoziato

8 Aprile 2017

Il premier : «Niente attenuanti a chi usa armi proibite». Mattarella vola a Mosca Merkel e Hollande condannano: «La responsabilità per questi sviluppi è di Assad»

ROMA. L’Unione Europea e la Nato sono unanimi nel ritenere che Bashar al Assad sia il solo «responsabile» del bombardamento americano contro una base militare in Siria. Paolo Gentiloni scende nella sala stampa di palazzo Chigi prima del consiglio dei ministri e schiera l’Italia accanto agli Stati Uniti. «L’azione ordinata da Trump è una risposta motivata a un crimine di guerra. Credo che le immagini di sofferenza che abbiamo dovuto vedere nei giorni scorsi in seguito all’uso delle armi chimiche non possiamo pensare di rivederle» dice il premier, che definisce gli attacchi con le armi chimiche «spietati» e spiega perché: «L’uso di armi chimiche è vietato dalle convenzioni internazionali e da numerose risoluzioni dell’Onu. E non può essere circondato da indifferenza. Chi ne fa uso non può contare su attenuanti o mistificazioni».

L’Italia prende atto dell’attacco americano in Siria e guarda avanti, alla fase negoziale. Gentiloni assicura che l’iniziativa americana non prelude ad un’escalation militare e chiede il riavvio del negoziato. «Sono convinto» dice il premier «che l’azione di questa notte degli Usa possa accelerare le chance di un negoziato politico». E ancora: «Era e resta la nostra posizione, il negoziato deve comprendere tanto le forze di opposizione quanto il regime, sotto l’egida delle Nazioni Unite, con il ruolo decisivo e costruttivo della Russia». Quel che è certo è che l’attacco con le armi chimiche ha profondamente cambiato i parametri su cui l’Unione Europea stava lavorando in Siria. La Russia era considerata un interlocutore difficile ma comunque indispensabile. Ora la linea di alcuni leader europei è nettamente cambiata. «La responsabilità per questi sviluppi è del solo Assad» hanno detto Angela Merkel e Francois Hollande in una dichiarazione congiunta. «Il regime siriano porta la piena responsabilità» ha spiegato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. La questione della permanenza del presidente siriano, insomma, è di nuovo sul tavolo delle diplomazie occidentali. Angela Merkel ha chiaramente invocato «la fine democratica del regime di Assad». Il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ha promesso che l’Ue «lavorerà con gli Stati Uniti per porre fine alle brutalità in Siria». Più prudente è la posizione del presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che ha messo soprattutto l’accento sulla «transizione».

E la politica italiana? Le dichiarazioni del premier non piacciono per niente al Movimento 5 Stelle. «Le parole di Gentiloni sono sconvolgenti. Doveva richiamare alla pace ma un vassallo evidentemente non è libero di farlo», twitta Alessandro Di Battista. «I grillini» replica il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova «non capiscono che in Siria non c’è alcuna pace violata». Chiamato a scegliere tra Trump e Putin il segretario della Lega, Matteo Salvini, dichiara di scegliere «la pace, il dialogo e il commercio». Ma la bilancia sembra pendere un po’ di più dalla parte russa: «Cinquantanove missili non sono mai una risposta intelligente a niente...». Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lunedì volerà a Mosca per una visita ufficiale che durerà tre giorni.