Gesto d’amore di Simone e Paola: la nostra casa per aiutare chi fugge

19 Marzo 2022

Milillo ha risposto alla richiesta di un alloggio per dare ospitalità a due profughe con i figli piccoli E ha messo a disposizione l’appartamento sfitto. A riempirlo di cibo e vestiti, la classe della figlia

PESCARA. «Non abbiamo avuto neppure un attimo di esitazione. Quando Ania, una nostra amica, ha chiesto la disponibilità di un alloggio per due donne che stavano scappando dall’Ucraina insieme ai figli, io e mia moglie abbiamo subito deciso di mettere a disposizione un appartamento che affittiamo d’estate e che avremmo dovuto ristrutturare», nella zona di piazza Duca. Senza farsi troppe domande Simone Milillo, tecnico ambientale, e la moglie Paola Perfetto, da dieci giorni hanno aperto le porte di casa a due sorelle, Kateryna, 38 anni, e Zhanna, 44 anni, arrivate a Pescara il 9 marzo con i loro figli, una bimba e un bimbo, di 4 e 5 anni, lasciando a Dnipro i mariti, che non possono allontanarsi dal paese.
«Ho pensato che un giorno potrebbe accadere a me. E mi piacerebbe che qualcuno ci accogliesse, con i nostri figli. Insomma non mi è costato fatica, anzi mi ha accresciuto», dice Milillo mostrando una certa ritrosia perché «non voglio pubblicità. Dico a tutti quelli che si stupiscono di questo gesto che l’ho fatto in maniera spontanea. Dovevo metterli in salvo, a queste persone cadono le bombe sulle teste. D’altronde cosa può accadere? Non è certo un problema perdere qualche mese di affitto».
Tutto è cominciato a scuola, dove si è attivata una gara di solidarietà straordinaria. «Ania, una nostra amica di origine ucraina, il cui figlio va a scuola con nostra figlia Martina (che ha 9 anni mentre l’altro figlio, Manuel, ne ha 12), cercava un appartamento per due amiche in fuga dal suo paese. Abbiamo deciso subito di accoglierle e nel momento in cui abbiamo detto “sì” la classe di mia figlia si è “scatenata” donando di tutto: abbigliamento, tute, pigiami, accappatoi, ciabatte. Il frigo è stato riempito, c’era anche un dolce di benvenuto e i giochi per i bambini con delle rose gialle e celesti», i colori dell’Ucraina, «a cui ho pensato io comprando la mimosa per mia moglie e mia figlia», racconta sempre Milillo. «Hanno affrontato un viaggio estenuante con i bambini, sapendo di lasciare i loro uomini lì. E quando le ho viste in stazione i segni del dramma che stanno vivendo erano chiarissimi, sui loro volti, e i bambini erano stremati, avevano ai piedi le scarpe da neve. Erano in salvo, sì, ma il loro pensiero sempre rivolto a ciò che hanno lasciato». Da lì tutta è partita «la procedura» prevista per l’ingresso in Italia dei profughi e la quarantena. Ora «cominciano a muoversi da sole, seguendo le indicazioni di Ania, hanno visto il mare, e ci ringraziano ogni volta che ci incrociano. Sono due persone meravigliose (comunichiamo grazie al traduttore), dicono che mai avrebbero sognato una cosa del genere per l’Ucraina, e i loro piccoli sono dolcissimi: è bello vederli giocare spensierati» anche se si informano e chiedono: «Ma adesso arriva papà?». E invece i mariti di queste due donne le invitano a «imparare l’italiano» come se in Ucraina non ci fosse un futuro.
A Martina e Manuel «abbiamo spiegato «della guerra, dei profughi e che dobbiamo fare del bene. Perché, come diceva mia nonna, “il bene fatto poi torna indietro”. Non voglio ringraziamenti né che mi si dica “bravo”, lo rifarei 100 volte. Spero che altri facciano come noi, andando incontro a queste persone a braccia aperte, dandogli un conforto, anziché voltarsi dall’altra parte». Nessuna previsione per il futuro. «Potranno stare qui tutto il tempo necessario e, ovviamente, gli farò assaggiare gli arrosticini», dice sorridendo.