Giannelli: obiettivo grande banca del Sud

Teramo, il presidente della Popolare di Bari fa chiarezza sul salvataggio Tercas-Caripe e sul futuro del polo creditizio
TERAMO. Dal salvataggio Tercas-Caripe alla creazione del principale polo creditizio del meridione d’Italia. Nella mattinata universitaria, dedicata all’approfondimento del contenzioso in corso in sede europea sul presunto «aiuto di Stato» nel contenimento del crack delle ex casse di risparmio di Teramo e Pescara, il nuovo presidente della Banca Popolare di Bari Gianvito Giannelli rilancia l’ambizioso progetto di sviluppo che dall’Abruzzo si estenda a tutto il Sud. L’acquisizione del gruppo Tercas non è stata dunque una mera operazione solidaristica, associabile all’interferenza statale che viola i meccanismi del libero mercato, come sostenuto dalla Commissione europea, ma rientra in una chiara strategia imprenditoriale.
BANCA-TERRITORIO. «Il nostro investimento in Abruzzo», sottolinea il presidente di Popolare Bari, che è anche docente di diritto commerciale all’università del capoluogo pugliese, «ha rappresentato il primo passo verso la costruzione di un polo bancario meridionale al quale stiamo tutt’ora lavorando». Non si tratta, insomma, di una presenza estemporanea nel panorama regionale. «Restiamo banca del territorio, con il gruppo Tercas siamo il punto di riferimento in Abruzzo», insiste Giannelli, «e non intendiamo affatto abdicare a questo ruolo».
Il presidente intende così rassicurare risparmiatori e soci sulla lungimiranza del progetto. «Stiamo lavorando al consolidamento delle posizioni», assicura, «siamo entrati in questa regione, ci stiamo bene grazie al suo tessuto produttivo e vogliamo restarci». Anzi, l’approdo abruzzese diventa passaggio fondamentale di crescita per dare consistenza al polo bancario meridionale. «È un lieto fine», spiega il presidente riferendosi allo shock del tracollo Tercas-Caripe, «siamo la banca di riferimento in Abruzzo e abbiamo fatto un investimento che, nonostante le criticità anche di carattere generale, si è rivelato utile».
LA VICENDA UE. In ballo però resta il procedimento giudiziario aperto sui 300 milioni stanziati dal Fondo interbancario per la tutela dei depositi, serviti a ripianare il deficit Tercas e il cui stanziamento è stato elemento integrante dell’accordo sull’acquisizione dell’ex cassa di risparmio da parte della Popolare di Bari. Per la Commissione europea si è trattato di un «aiuto di Stato» contrario alle norme dell’Unione e che dunque va restituito. Questa tesi non è stata avallata dal Tribunale Ue, che ha ritenuto legittimo l’intervento del Fondo, ma resta ancora aperto il ricorso in appello davanti alla Corte di giustizia europea.
Per Giannelli l’istanza della Commissione contro il pronunciamento del Tribunale potrebbe risultare inammissibile, ma la sentenza di primo grado ha messo comunque un punto fermo. «Il salvataggio delle banche non c’entra con gli aiuti di Stato», osserva, «si è trattato di un intervento intelligente del Fondo non nel senso di semplice copertura delle perdite, ma di salvaguardia della redditività e del valore d’impresa».
SENTENZA PILOTA. Il Tribunale Ue, nel pronunciamento favorevole all’operazione, ha richiamato di fatto «l’insufficienza della prova» a carico della Commissione sulla natura pubblica dell’iniziativa.
«Un caso pilota», lo definisce Gianluca Brancadoro, docente dell’ateneo teramano, presidente del comitato di sorveglianza di Carige e che è stato anche alla guida di Tercas subito dopo il commissariamento, «il Tribunale ci ha dato ragione: era un’operazione di mercato per risanare un’azienda disastrata dalla precedente gestione, ma che aveva ancora un nucleo importante». Il dissesto dell’ex cassa di risparmio teramana «è stato esiziale per il territorio, tra l’altro già colpito da una crisi generalizzata». Secondo Brancandoro, però, la ripresa c’è stata. «Dal 2016 sono tornati a vedersi imprenditori», fa notare, «che hanno chiesto finanziamenti per investire sul territorio».
CASO MODELLO. L’esito dell’appello non preoccupa più di tanto l’ex presidente Tercas. «Sono molto fiducioso», tiene a evidenziare, «la sentenza di primo grado è stata ben costruita e risultato difficilmente attaccabile». In ogni caso quel pronunciamento ha sdoganato il sistema di salvataggio applicato all’ex cassa di risparmio. «Il modello d’intervento che abbiamo adottato per Tercas», fa sapere Brancadoro, «è stato già recepito anche da altri Paesi per situazioni simili». La vicenda del salvataggio dell’istituto di credito teramano e la controversia con l’Ue sono state ampiamente analizzate nell’incontro di ieri nella sala delle lauree della facoltà di Giurisprudenza di Teramo. ALTRI INTERVENTI. Il ruolo del Fondo di tutela dei depositi nelle crisi bancarie è stato tratteggiato dal suo direttore Giuseppe Boccuzzi, che ha indicato i diversi strumenti utilizzabili per la ristrutturazione degli istituti in difficoltà. Le conclusioni sono state affidate a Sergio Fiorentino, avvocato dello Stato per l’Italia al Tribunale Ue e alla Corte di giustizia nel procedimento sul salvataggio Tercas-Caripe. «L’intervento del Fondo è da ricondurre alla volontà e alla possibilità delle banche che ne fanno parte», ha chiarito, «la sentenza di primo grado non dice quasi niente sulla vigilanza, ma si concentra sui principi generali relativi agli aiuti di Stato».

