Gioco d’azzardo, sono 200 i casi trattati dalla Asl
Montesilvano si colloca tra le prime venti città italiane di media dimensione più colpite dalla sindrome delle scommesse: sono circa 1.500 soggetti a rischio
MONTESILVANO. L’Abruzzo è una delle regioni italiane più colpite dal fenomeno del gioco d’azzardo. E nella fascia che racchiude i Comuni tra i 50mila e i 200mila abitanti, Montesilvano si colloca tra i primi venti per le scommesse pro-capite rapportate al numero di abitanti. Gli ultimi dati disponibili, relativi al 2016, parlano di circa 1.379 euro di spesa pro-capite annua. Un fenomeno in crescita. Nel 2016, gli italiani hanno giocato oltre 95 miliardi di euro. Sono più di 400mila le slot machine distribuite sul territorio nazionale. In Italia si contano circa 700mila giocatori patologici e 2 milioni di giocatori a rischio.
Nella sola Pescara, si stima che le vittime della ludopatia siano 1.500. Il SerD della Asl ha in cura duecento pazienti, dei quali una cinquantina provengono da Montesilvano. «Il gioco d’azzardo patologico è un’emergenza sociale, fenomeno trasversale con effetti devastanti» commenta Moreno Di Pietrantonio, psicologo e psicoterapeuta, responsabile del servizio Gap del SerD di Pescara. «Con la dipendenza da sostanze ha in comune il comportamento compulsivo, che arriva a compromettere attività personali, familiari e lavorative». Una patologia che rende incapaci di resistere alla tentazione di giocare e che non risparmia nessuno: dal pensionato al dirigente, dalla casalinga all’operaio. Età diverse, estrazioni sociali differenti. Uomini e donne risucchiati indistintamente nel vortice del gioco d’azzardo. «La differenza tra gioco ricreativo e gioco patologico è la mancanza di controllo» aggiunge. «Alla base c’è l’illusione di un guadagno facile. Negli ultimi anni, le occasioni di gioco si sono diffuse in maniera capillare». Slot machine, gratta e vinci, scommesse online. È l’immediatezza del risultato che spinge a giocare sempre di più. «Le scommesse in rete sono in forte crescita. Un fenomeno, quello online, molto pericoloso». Sono circa il 20% i pazienti del SerD di Pescara provenienti da Montesilvano. «Abbiamo in cura 200 pazienti, provenienti anche da fuori regione, tra i 30 e i 50 anni». Da questa dipendenza, assicura Di Pietrantonio, si può guarire. «Tante famiglie vivono questo dramma. Il giocatore patologico compulsivo si trova chiuso in una bolla atemporale, in assenza di interazione sociale, in una forma di autismo tecnologico. Il primo passo da fare è prendere coscienza del problema e, poi, avere il coraggio di chiedere aiuto, rivolgendosi a servizi come quello del SerD. Il servizio è completamente gratuito. In un anno al massimo si può venire fuori dal tunnel».
Fondamentale per contrastare il fenomeno è la prevenzione. «Stiamo mettendo in cantiere una serie di iniziative, molte rivolte alle scuole». Sull’argomento interviene l’associazione Contribuenti Abruzzo. «Montesilvano è fortemente a rischio, per la presenza consolidata di sale slot e bingo, videopoker, vendite di gratta e vinci» dice il presidente, Donato Fioriti. «Ci raccontano di persone che agiscono in modo maniacale, sedendo sempre allo stesso posto. Altre che si innervosiscono se la cartella viene posta in un modo che a loro sembra non portare fortuna». Tra le proposte in campo, oltre all’attività di sensibilizzazione e informazione sui rischi del gioco d’azzardo, «un progetto sperimentato con successo altrove, quello dei Quartieri no Slot, dove il Comune promuove feste rionali che vedono al centro locali che hanno rinunciato alle slot, permettendo di compensare la perdita degli introiti».
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