Gioielliere reagisce e mette in fuga i banditi

Colpito alla testa con una pistola finta, aggredisce i malviventi e dà l’allarme
PESCARA. Lei piangeva disperata, lui ha reagito con forza e ha picchiato uno dei due rapinatori. E così è riuscito a mettere in fuga la coppia di balordi, facendo saltare il colpo. Sembravano interminabili i minuti di terrore vissuti ieri pomeriggio da Adele Rolando e Giulio Di Maria, marito e moglie, titolari della gioielleria in via Gabriele D’Annunzio, a pochi passi dalla cattedrale di San Cetteo. Ma lo scatto di Di Maria è stato fondamentale per scompaginare i piani dei rapinatori che sono stati costretti ad allontanarsi a gambe levate quando hanno capito che stava arrivando la polizia. E, nella fuga, avvenuta a piedi, hanno abbandonato la pistola scacciacani che hanno usato per colpire il commerciante in testa, una parrucca, un trolley che avrebbero usato per portare via la refurtiva e un giubbino al cui interno c’erano delle fascette di plastica, da usare per legare le vittime.
«Ero spaventato, certo, ma ho comunque reagito», racconta Di Maria ricordando di «averle prese e di averle anche date» a uno dei due rapinatori che lo ha colpito in testa con il calcio della pistola, provocandogli una escoriazione. I due si sono «picchiati» e Di Maria non si è arreso fino a quando è riuscito a raggiungere e premere il pulsante antirapina collegato con la sala operativa della questura. «Non sono assicurato e non posso farmi rovinare così», dice. «Ero pronto anche a farmi sparare. E poi, le urla di mia moglie mi hanno fatto scattare la rabbia. Lui», aggiunge parlando del rapinatore, «ha capito che volevo toccare qualcosa e ha cercato di impedirmelo ma io ho premuto il pulsante con forza due volte. E ho detto a mia moglie: “«Adele non ti preoccupare perché ho fatto scattare l’antirapina”». Così i due sono fuggiti», prosegue il gioielliere sottolineando di non aver mai vissuto niente del genere, «ma c’è sempre una prima volta» .
«Mio marito è stato bravo, perché li ha fatti spaventare», ricorda Rolando, «ma ci siamo davvero spaventati. Ho visto la morte in faccia. Io piangevo e dicevo “Prendetevi tutto ma non ci ammazzate” e chiedevo a mio marito di calmarsi, altrimenti ci avrebbero uccisi. E lui, invece, mi chiedeva di stare calma perché sarebbe arrivata alla polizia e diceva al rapinatore che non avrebbe ucciso nessuno».
È stata la gioielliera ad accogliere la coppia, due uomini sui trent’anni, dall’aspetto distinto e con accento pugliese. «Uno era già venuto una settimana fa chiedendo di vedere una collana per la fidanzata, da regalare a Natale, ma non aveva soldi né carta di credito. Stasera è tornato con quello che si presentava come suo cognato, e hanno aspettato circa 15 minuti perché c’erano delle clienti. Hanno anche scherzato a lungo e scritto un biglietto per il regalo che poi hanno scelto insieme: una collana, un braccialetto e degli orecchini in oro giallo. Dicevano di voler comprare subito perché poi sarebbero partiti».
Finita la farsa, mentre la donna impacchettava i gioielli, il giovane con la parrucca (il finto cognato) è passato dietro al bancone, ha afferrato la commerciante e l’ha trascinata nel retrobottega, mentre l’altro ha puntato la pistola contro il marito che ha avuto subito l’istinto di non restare immobile «e ha bloccato l’arma con la mano».
Ripensando alla coppia, Rolando dice di aver notato qualcosa di strano e cioè «la parrucca, sotto al cappello» di uno dei due, e di aver capito che «il trolley fosse vuoto», perché si spostava con un dito. «Mi hanno insospettita», osserva, «e pensavo che forse avrebbero pagato con una carta rubata», ma mai avrebbe pensato a una rapina.
Ora l’identificazione dei due è affidata alla polizia, intervenuta con il personale della squadra Volante (diretto da Paolo Robustelli) e gli uomini della squadra Mobile (agli ordini di Pierfrancesco Muriana) insieme alla Scientifica che si è messa alla ricerca di impronte. Da studiare, poi, le immagini riprese dalle telecamere della zona e tutto il materiale abbandonato in strada dai fuggiaschi. Restano, nel negozio, il ricordo di una scena indimenticabile e il biglietto lasciato dai due: «Alla donna che più amo».
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