Giovina, il dolore del fratello: «Spero di ritrovarla viva e felice»

8 Febbraio 2022

Domenico Mariano rompe il silenzio dopo essersi sottoposto ai rilievi del Dna per le ricerche «Mi dilania il pensiero di non aver potuto fare di più per aiutarla, la sua assenza ci sta logorando»

PESCARA. «Gioia mi manca e la sua assenza mi sta logorando. Mi dilania il pensiero di non aver potuto fare di più per aiutarla. La mia famiglia è molto provata da questa situazione, è un dolore profondo non sapere cosa le sia accaduto. Spero di ritrovarla viva e felice».
Rompe il muro di silenzio durato cinque anni e parla per la prima volta Domenico Mariano, 68 anni, il fratello di Giovina Annalisa, Gioia per chi la conosceva, la 60enne ex dipendente del Comune di Pescara scomparsa dalla sua casa di Moscufo la mattina dell’8 marzo 2017.
Nei giorni scorsi, durante le perquisizioni degli investigatori della squadra mobile della questura pescarese nella sua abitazione di corso Umberto a Fallo (Chieti), è stato sottoposto al prelievo del Dna per confrontarlo con quello di alcuni cadaveri sconosciuti e non reclamati. Mariano si sfoga, attraverso i legali di famiglia, Federica Liberatore e Cristina Celentano, e a quattro mesi dalla testimonianza rilasciata dal figlio Alessio molto legato alla zia, racconta al Centro i tormenti di anni vissuti senza sapere dove sia la sorella, e perché se ne è andata senza dare spiegazioni, lasciando dietro di sé una montagna di dubbi e misteri. Dopo la riapertura del caso, con un fascicolo contro ignoti e l’ipotesi di omicidio da parte del sostituto procuratore Anna Benigni, nei giorni scorsi l’abitazione dell’uomo, in corso Umberto a Fallo e la dimora (non più di proprietà della donna) di Moscufo abbandonata da Gioia insieme all’auto, sono state passate al setaccio dagli uomini della squadra Mobile e della Scientifica.
La villa di Colle Sant’Angelo e la vettura sono state poste sotto sequestro. Da Fallo sono state prelevate alcune fotografie di Gioia in compagnia di amici. «Domenico si è sottoposto volontariamente al prelievo del Dna con un tampone orale», spiega l'avvocato Liberatore, «ma si è sentito male dopo aver appreso che il test serviva per il confronto su un cadavere. Per lui è stato uno choc pensare, immaginare, che uno di questi potesse essere della sorella. Ma ha piena fiducia nelle indagini sin qui portate avanti dalle forze dell’ordine, in particolare dai carabinieri di Loreto Aprutino».
«Sapere che stanno cercando Gioia tra i corpi non reclamati», fa sapere Domenico, «mi ha lacerato dentro, perché in cuor mio spero di ritrovarla viva e felice. È mio interesse collaborare con gli inquirenti perché il mio solo desiderio è ritrovare Gioia. È un dolore profondo vivere e non sapere cosa le sia accaduto, se sta bene e le ragioni per cui è sparita. La mancanza di mia sorella è un tarlo che mi logora dal momento della sua assenza. Il solo pensiero che qualcosa avrei potuto fare per cercarla, mi dilania». Tra le varie destinazioni senza ritorno, oltre a Milano e Mirandola, Gioia, secondo i familiari avrebbe potuto raggiungere «alcuni amici in Francia, sui Pirenei che tanto amava».
Il nipote Alessio ha riferito che, poco prima di eclissarsi, la zia gli aveva detto: «Non ti preoccupare, ho miei piani per il futuro». Poi, il silenzio. Che dura da cinque anni.