Giovina, sparita quattro anni fa Il nipote: «Aiutatemi a ritrovarla»

24 Ottobre 2021

Alessio Mariano annuncia un esposto per far ripartire le indagini e racconta gli ultimi giorni con la zia  «Ho provato a cercarla ovunque, ma quando ho chiesto aiuto ai cugini nessuno mi ha dato una mano»

MOSCUFO. «Non ti preoccupare Alessio, io ho i miei piani per il futuro. Così mi rispose un giorno quando provai a dirle: zia Gioia vieni a vivere da noi a Fallo se non vuoi stare da sola nella casa di Moscufo» un villino da 12 stanze immerso nel verde di contrada Colle Sant’Angelo dal quale mercoledì 8 marzo 2017 Giovina Annalisa Mariano, Gioia per la famiglia, sarebbe partita per un viaggio senza ritorno.
È una delle tante rivelazioni di Alessio Mariano, 35 anni, di Fallo (Chieti), il nipote della donna scomparsa a Moscufo con la quale abitava saltuariamente per essere più vicino ai luoghi di lavoro ( in campo editoriale) che parla per la prima volta di questa vicenda e affida il suo sfogo al Centro. Il giovane è convinto che la zia si sia «allontanata volontariamente per andare, con o da, amici a Milano o a Mirandola per lavoro, oppure altrove, e spero che sia così e stia bene anche se nutro il timore che perseguendo il suo desiderio le possa essere accaduto qualcosa», puntualizza sostenendo di «soffrire tanto per la lontananza della zia. Ho fatto tutto quanto era in mio potere per cercarla, ma nonostante avessi chiesto l’aiuto dei miei cugini che ora vanno in tv, mi sono ritrovato solo a gestire questa vicenda con tutti i risvolti del caso. L’unico aiuto mi è arrivato dalla zia Annarita Di Sciullo che vive in Canada». Con l’assistenza dell’avvocato Federica Liberatore, sta preparando un esposto alla procura di Pescara per chiedere la riapertura del caso archiviato «dopo un anno di indagini serrate dei carabinieri che hanno battuto palmo a palmo la zona» intorno alla villetta, battuta all’asta, da cui tutto ebbe inizio. E che custodisce i segreti di Giovina. Che a quell’indirizzo ha ancora la residenza e il nome sulla targhetta del citofono. Ma da cui Giovina voleva andare via, così confessò alla cugina Sonia Frattura, «perché troppo grande per me sola» per acquistarne un’altra in paese o a Pescara. In una telefonata «la zia mi disse di essere molto contenta di partire, parlava rapidamente e aveva un tono di voce felice. Fu lei stessa a dirmi, un giorno, di avere altri piani per il futuro». Lei che era «sempre molto contenuta, riservata nell’esternare le emozioni». Altro particolare: «Un giorno, metà del 2016», precisa Alessio, figlio del fratello di Gioia, Domenico, che sporse denuncia ai carabinieri di Loreto Aprutino il 19 aprile 2017 alle 11.14, «la trovai in casa che armeggiava con due computer, mi parve strano per una persona che non aveva dimestichezza con la tecnologia, che spesso non ricaricava neppure il telefono spento. Mi disse che uno dei pc era di un’amica e che doveva fare gli aggiornamenti. Ecco, non escludo che mia zia possa essere andata via con questa amica o che sia venuta a prenderla qualcuno per lei molto speciale». Ed è da «quei due pc spariti con Gioia, insieme al cellulare, documenti e parte dei vestiti, dalle ricerche sui tabulati del telefonino» che purtroppo pare non abbia agganciato alcuna cella «che intendiamo ripartire nelle indagini» annuncia il legale della famiglia Mariano. Alessio sarebbe convinto della “fuga” della zia perché «il 7 marzo, giorno prima della scomparsa, la zia mi fece fare il giro della casa, mi spiegò il funzionamento dei contatori, della caldaia, mi diede 300 euro per pagare le bollette e le chiavi dell’auto, una Atos grigia, che in seguito feci rottamare». Il lunedì successivo all’8 marzo, Alessio tornò a Moscufo, da Fallo dove aveva trascorso quei 5 giorni «senza sentirla. Trovai la casa in ordine, ma lei non c’era. Provai a chiamarla col cellulare». Ma Gioia non ha mai più risposto a nessuna telefonata.