Giunta fantasma, reato prescritto In aula la versione di D’Alfonso

15 Marzo 2024

PESCARA. Il processo per il reato di falso a carico di alcuni componenti della giunta regionale presieduta dall'ex governatore Luciano D'Alfonso finisce con un’ordinanza del giudice monocratico...

PESCARA. Il processo per il reato di falso a carico di alcuni componenti della giunta regionale presieduta dall'ex governatore Luciano D'Alfonso finisce con un’ordinanza del giudice monocratico Virginia Scalera che ieri ha decretato la prescrizione del reato, e quindi la cessazione di ogni altra attività istruttoria su quella “giunta fantasma” del 3 giugno 2016, a cui, per l’accusa, D’Alfonso non avrebbe partecipato pur se portato presente.
Un processo piuttosto datato, nato da un vecchio procedimento aquilano poi incardinato a Pescara per alcune telefonate intercettate (peraltro escluse dal processo), che termina dunque con largo anticipo proprio a seguito di una eccezione sollevata dagli avvocati Mirko D'Alicandri e Gennaro Lettieri. Una eccezione relativa al calcolo del periodo di sospensione della prescrizione per la pandemia da Covid e per l’udienza preliminare.
Ieri era prevista l’audizione di un teste e l’esame del deputato Luciano D'Alfonso (unico imputato presente ieri), così come lui stesso aveva richiesto. Ma il giudice, una volta decretata la prescrizione, ha concesso al parlamentare soltanto delle dichiarazioni spontanee. D’Alfonso, molto sinteticamente, ha spiegato il perché di quella riunione di giunta «tematica e dove non erano collocate risorse economiche», che doveva servire a compensare un disagio del territorio di Lanciano dopo l'istituzione della Tua, con la realizzazione di un parco tematico come voleva il sindaco dell’epoca. D'Alfonso ha evidenziato al giudice l’esistenza di due ingressi in Regione e il fatto che la sua agenda era pubblica.
«Mi preme fare una distinzione», ha aggiunto D’Alfonso, «tra documenti a valenza pubblica e non: i primi sono senz'altro le attività di segreteria della giunta, le volontà dell'organo regionale, ma sicuramente non i documenti riferiti alla evidenza delle ore di straordinario della vigilanza»; un riferimento alla eccessiva rilevanza data dall’accusa alla ritrattazione di un teste.
«I documenti raccolti durante questo procedimento», ha concluso l'imputato, «sono stati “curvati” solo per una lettura». Si tornerà in aula il 20 giugno, ma solo per consentire agli imputati assenti (Dino Pepe, Marinella Sclocco, Donato Di Matteo, Silvio Paolucci, Claudio Ruffini e Fabrizio Bernardini) di esprimersi sull’accettazione o meno della prescrizione. (m.cir.)