Giustizia, per i magistrati è una riforma che non va

4 Agosto 2021

La giunta abruzzese si schiera contro la modifica sui processi voluta dal governo D’Avolio: «Servono personale e provvedimenti diversi per tutelare i cittadini»  

«La magistratura abruzzese non si riconosce nell’immagine, veicolata nell’opinione pubblica, di una magistratura indolente, i cui rilievi mossi nei confronti della riforma del processo penale valgono come difesa della propria posizione. Né è accettabile ipotizzare che la eccessiva durata dei processi venga attribuita, come diretta conseguenza, alla scarsa laboriosità e produttività dei magistrati laddove, tra l'altro, i magistrati italiani risultano tra i più produttivi d’Europa». La magistratura abruzzese scende in campo prendendo una netta posizione sulla riforma del processo penale. E lo fa chiedendo maggiori organici e un aumento delle risorse.
TUTELA DEL CITTADINO. «L'obiettivo unico del magistrato è la tutela dei diritti del cittadino», afferma, in una nota, la giunta esecutiva dell'Associazione nazionale magistrati d'Abruzzo, «l’attuazione del principio della ragionevole durata del processo è parte integrante di questa tutela, al pari della tutela reale, su cui si basa l’esistenza stessa di ogni ordinamento giuridico e di quello europeo in particolare. Non è possibile accettare il parallelismo tra l’accelerazione dei processi e la loro eliminazione, né è possibile accettare che venga compromessa la qualità del sistema giustizia, in nome di una pura produttività numerica ovvero di un maggior numero di processi definiti».
EFFICIENZA E GARANZIA. «Se la ragionevole durata del processo è parte integrante del diritto alla tutela del cittadino», fa notare l'Associazione magistrati d'Abruzzo, «una riforma che intenda tutelare davvero il cittadino deve saper coniugare efficienza e garanzie, senza sacrificare né le une, né le altre». Quello dei magistrati non è un "no" al contenimento dei tempi processuali che, al contrario, dicono «può e deve essere ottenuto. Ma per farlo, occorrono interventi organici sul sistema penale, implementando le risorse, aumentando l’organico dei magistrati, del personale amministrativo e investendo in infrastrutture e in formazione. Ridisegnando, in buona sostanza, la geografia giudiziaria e riducendo l’area dell’intervento penale, con una coraggiosa depenalizzazione che guardi ad un diritto penale “minimo” ed efficace, potenziando gli strumenti che mirano ad evitare i processi, come l'archiviazione per particolare tenuità del fatto, quando lo stesso risulti non particolarmente grave e», aggiungono, «aumentando le possibilità di accesso ai riti speciali come il patteggiamento, che non è una condanna ma un accordo sulla pena tra pubblico ministero e imputato, senza entrare nel merito della colpevolezza o meno dell'impuntato, e il giudizio abbreviato, che invece è un giudizio contratto in cui, in caso di condanna, vi è la riduzione di un terzo della pena e il decreto penale di condanna, che è un rito alternativo che prevede l'applicazione di una pena ridotta della metà. Tutti strumenti attualmente già esistenti», dichiara la presidente della giunta abruzzese dell'Associazione magistrati, Roberta D'Avolio, «che evitano il processo e accelerano la chiusura dei procedimenti e che possono essere ampliati e potenziati nella loro sfera di applicazione. Vogliamo garantire, cosa che già avviene nel processo civile, la digitalizzazione dei processi penali che porta ad un'accelerazione nella trattazione dei procedimenti e nella definizione degli stessi». L'associazione magistrati conclude auspicando «un ripensamento delle norme proposte nella riforma del processo penale al vaglio del Governo che tenga conto delle criticità attuali del sistema giustizia».