Gizzi: con le mascherine a 50 centesimi finiranno vergognose speculazioni

28 Aprile 2020

Il presidente dell’Assofarm sui prezzi calmierati imposti dal governo: «Ma servirà un chiarimento sulle scorte già acquistate dai farmacisti»

L’AQUILA. In vista dell’entrata in vigore del nuovo Dpcm che porta l’Italia nella fase 2 della gestione della pandemia, il commissario straordinario Domenico Arcuri, ha siglato un accordo con lo scopo di raggiungere l’obiettivo del governo di rendere disponibili a tutti i cittadini mascherine chirurgiche a un prezzo massimo di mercato di 50 centesimi a pezzo. L’accordo è stato firmato con Ordine dei farmacisti, Federfarma e Assofarm, quest’ultima presieduta dall’aquilano Venanzio Gizzi.
Gizzi, è soddisfatto dell’accordo tra governo, aziende italiane e farmacisti per le mascherine chirurgiche?
«Sì, assolutamente. Nelle ultime settimane la speculazione sulle mascherine è stata una cosa vergognosa. In precedenza noi di Assofarm avevamo già chiesto l’opportunità di fissare una percentuale massima di ricarico commerciale su base nazionale. Solo questo scioglie ogni dubbio sui limiti oltre i quali si entra nell’indebita speculazione. Adesso vediamo come si potrà attuare lo 0,50 imposto dal governo, anche se abbiamo chiesto delle delucidazioni al commissario Arcuri».
Quali?
«In merito alla fissazione di un congruo arco temporale che consenta alle farmacie di vendere le scorte di mascherine acquistate a prezzi superiori a quelli imposti per la vendita. Oltre alle procedure da seguire per cedere al pubblico le mascherine al prezzo imposto, richiedendo alla parte pubblica di farsi carico del differenziale tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita, ma anche di voler fornire opportune indicazioni alle farmacie associate affinché, all’atto della vendita a prezzo imposto sia opportunamente conservata la documentazione fiscale e amministrativa di riferimento che evidenzi lo scarto tra prezzo di acquisto e prezzo di cessione, al fine di richiedere alla parte pubblica il differenziale tra costi e ricavi».
Quelle farmacie che hanno già acquistato le mascherine chirurgiche a prezzi diversi cosa faranno?
«Ci sarà un ristoro e saranno messe in condizione dal commissario Arcuri di vendere le mascherine a 0,50. Questo avverrà senza alcun danno economico e per quelle farmacie che hanno già acquistato le mascherine: saranno trovate delle soluzioni per i rimborsi».
È favorevole alla proposta di portare l’Iva sulle mascherine al 4% o di abolirla totalmente?
«Sì, certo. Noi di Assofarm in passato siamo stati tra i primi a chiedere di portare l’Iva dal 22% al 4%. Se il premier Conte, come sembra, vuole toglierla del tutto, sarebbe l’ideale».
Si sono innescate delle polemiche sul prezzo delle mascherine fissato a un massimo di 50 centesimi perché potrebbe affondare l’industria italiana. Lei cosa pensa?
«Se prima del virus le mascherine cinesi costavano 20 centesimi, ora perché il costo è aumentato del 100%? Ci vorrebbe maggior controllo e per questo motivo punto tantissimo sul Made in Italy. Bisogna puntare sulla qualità e sull’onestà degli imprenditori italiani. L’industria italiana deve essere salvaguardata, perché in prospettiva forse la mascherina sarà un prodotto che accompagnerà la nostra vita quotidiana, come la cravatta per gli uomini o la borsa per le donne. Quindi, ci servirà una produzione adeguata a livello nazionale. Ognuno dovrà camminare con le proprie gambe e senza intoppi».
In che modo si sono organizzate le farmacie abruzzesi per la distribuzione e quante mascherine vengono vendute?
«Qui in Abruzzo vengono distribuite tante mascherine, ma non saprei fornire un numero preciso. Vorrei aggiungere una cosa. Le farmacie sono un patrimonio dello stato e possono diventare un punto di riferimento per i piccoli paesi. Sono un centro di attenzione per la salute dei cittadini e dobbiamo far sì che l’Abruzzo rientri nella sperimentazione all’interno delle regioni italiane per il progetto farmacia di servizi, ovvero quella che offre una serie di servizi per il cittadino anche per quanto riguarda la prevenzione, come l’aderenza del farmaco sulla malattia. Senza dimenticare il monitoraggio e la prevenzione sulle malattie croniche».
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