Gli addetti alla sanificazione «Noi, lavoratori invisibili»

La manifestazione con i sindacati per chiedere il rinnovo del contratto nazionale «Igienizziamo scuole e ospedali, sfidiamo i contagi ogni giorno per 5 euro l’ora»
PESCARA. Cominciano all'alba a strofinare, sanificare e igienizzare le stanze d'ospedale, uffici, scuole, banche, fabbriche e mezzi di trasporto. E finiscono di lavorare al tramonto. Non si sono fermati neppure durante i momenti più rischiosi della pandemia. Un tour de force che va avanti tutti i giorni, compresa la domenica, dalle 6 alle 18. Non 3, 4 o 6 ore come da contratto nazionale, ma, dicono, 12 ore con i detersivi in mano per 5 euro e 50 centesimi netti l'ora, 7 euro e 15 lordi. E a questa cifra i lavoratori delle imprese di pulizie a servizio di enti come Regione, Inps, Poste, Tua, banche e Asl, e della logistica dei trasporti di medicinali e letti, ci devono pure scalare i costi di mascherine, guanti, visiere e gel sanificanti «che compriamo di tasca nostra quando finisce l’unica scorta della giornata che le aziende ci consegnano».
È un durissimo atto d’accusa quello di una trentina di lavoratori, ma soprattutto lavoratrici, che ieri mattina sono scesi in piazza, davanti all’ospedale, in via Fonte Romana, e hanno inscenato un colorato e accorato flash mob per attirare l'attenzione su un comparto «composto da persone invisibili che però, con la pulizia quotidiana degli ambienti, tutelano la sicurezza e la salute di malati e impiegati d’ufficio».
Al fianco della delegazione di uomini e donne armati di secchi, stracci, scopettoni e sanificatori portati a spalla, i rappresentanti dei sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil Trasporti, Alessandra Di Simone, Marcella Carletti e Davide Frigelli e Terenzio Chiavaroli, in rappresentanza di «5000 lavoratori di Pescara e provincia, di cui 500 impegnati tra Cup e Asl».
L'appello al governo nazionale e alle istituzioni locali è al rinnovo del contratto nazionale fermo da sette anni per 600mila dipendenti in tutta Italia. La preghiera alle imprese è quella di erogare più fondi per gli stipendi e allargare le maglie della distribuzione di dispositivi di sicurezza. Concetti che saranno ribaditi durante la manifestazione nazionale dei 21 ottobre a Roma in piazza Barberini.
Intanto, la mobilitazione di ieri a Pescara con i dipendenti di alcune aziende del territorio che sui cartelloni hanno sintetizzato: «Sette anni senza contratto, eppure indispensabili», «Eroi in lockdown, fantasmi adesso». Rita Laberbera, 54 anni, pescarese, 4 figli e 2 nipoti, per racimolare 1600 euro lordi al mese, lavora contemporaneamente per tre ditte del territorio. «Corro da un paese all’altro e pulisco, come gli altri, anche fino a 5 locali in meno di due ore» racconta con gli occhi umidi di rabbia, «ci pagano gli straordinari, ma spesso siamo costretti a comprarci guanti a mascherine perché le scorte non ci bastano. L’età avanza e mai nessuna gratifica, è frustrante». Aggiungono le colleghe, Anna Rita Spadaccini, Chiara D'Agostino, Elvira Di Pasquale: «Ci trattano solo come donne delle pulizie, ma persone che hanno abbandonato le famiglie durante l'emergenza per la loro sicurezza e per salvare il posto di lavoro». Con loro, l’amico Luigi Celiberti che porta al guinzaglio la mascotte del gruppo, il meticcio Pluto.
Anna, Gigliola e Loredana hanno operato nel reparto Covid: «Una volta indossato lo scafandro non era possibile neppure andare in bagno, mentre sanificavamo gli ambienti abbiamo visto il dolore negli occhi dei malati. Abbiamo sofferto attacchi di panico, sfidiamo i contagi ogni giorno e l’ultimo tampone lo abbiamo fatto a giugno».
Chiavaroli, Uil Trasporti: «Fanno tanti sacrifici, dovrebbero lavorare 3,4 o 6 ore al giorno, vanno avanti per 12. Le aziende paghino di più perché hanno aumentato i fatturati».
Di Simone, Filcams Cgil: «Grazie alle loro pulizie, in ospedale nessun focolaio, ad eccezione di soli due contagi. Sono uomini e donne in prima linea che meritano rispetto». Conclude Carletti, Fisascat: «Ieri eroi e tanti applausi, oggi lavoratori che fanno doppi e tripli turni a 7 euro l’ora lordi senza indennità di rischio. Rinnovare il contratto è un fatto di giustizia sociale». (c.co.)
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