Gli ambientalisti: non toccate le piante con più di 30 anni

3 Novembre 2018

Le associazioni intervengono dopo il caso della donna ferita in auto da un tronco «Non bisogna alimentare la fobia verso gli alberi, serve una gestione pianificata»

PESCARA. I crolli degli alberi in città scatenano polemiche tra ambientalisti e agronomi. Questi ultimi affermano che la vetustà delle piante è un elemento da non sottovalutare tra le tante cause che conducono alla caduta delle piante. Tra le concause vi sarebbe la mal sopportazione da parte di alcuni alberi, come pini domestici e pini d’aleppo, del clima e del terreni umidi, nonché l’assenza di radici fittone che prevedono l’ancoraggio a terra delle radici. Secondo gli ambientalisti di Italia Nostra Pescara, Archeoclub Pescara, Conalpa, coordinamento nazionale alberi e paesaggio, Ecoistituto Abruzzo, Miladonnambiente, La Galina Caminante, Fai Pescara, Forum H2O, Pro Natura Abruzzo, Oltre il Gazebo-no filovia e Pescara Punto Zero, «affermare che le piante crollano perché sono vetuste all’età di 30 o 70 anni non è esatto, in quanto le aspettative di vita per gli alberi sono in media superiori a 150-200 anni. Pur ammettendo che in città “invecchiano” prima non si può chiamarle “vetuste”, cioè nella fase di senescenza. Al massimo si potrebbe affermare che siamo di fronte ad alberature di piante adulte, che sono, lo ricordiamo, quelle che svolgono i “servizi ecosistemici”, imprescindibili per il benessere pubblico e per la salubrità ambientale, soprattutto in area urbana».
In alcuni punti della città, ci sono, secondo gli agronomi, ancora alberi, prevalentemente pioppi, a rischio crollo come in via Avezzano (dove una donna è rimasta ferita qualche giorno fa) e strada comunale Prati con due esemplari a rischio.
Proseguono gli ambientalisti: «Affermare che “dobbiamo avere paura che le piante crollino” demandando ai cittadini il controllo della supposta pericolosità, significa alimentare una fobia verso gli alberi che prescinde dal buon senso e dalla professionalità. Sottoporre più volte un albero “a riduzione della chioma per una progressiva eliminazione dei pericoli derivanti da patogeni fungini”, è un’operazione sbagliata. In qualsiasi testo scientifico e divulgativo è scritto che i patogeni riescono a superare la barriera della corteccia grazie alle ferite inflitte dalle operazioni dei tagli».
Per gli ambientalisti delle varie associazioni citate, la «colpa è di chi non controlla, non verifica, non fa manutenzione. C’è un senso civile e sociale tra i cittadini che supera la fobia dell’albero assassino e richiama i politici e l’ente pubblico alle proprie responsabilità, alle buone pratiche, a un rispetto verso la natura e i suoi equilibri, in sintesi a una migliore e attenta gestione del verde cittadino. Gli ambientalisti rivelano che «abbattere e piantare un albero costa circa 1000 euro e considerando che a Pescara ci sono 1200 alberi del genere Pinus da sostituire, avremmo una spesa complessiva di 1.200.000 euro». Quindi, «l’alternativa può essere una corretta e pianificata gestione della Urban forestry, la foresta urbana, quale elemento naturale che rappresenta una grande risorsa per la città, come lo sono il fiume, il mare, le colline, elementi del paesaggio, risorsa di bellezza e benessere». (e.r.)