Gli arrestati e il piano delle rapine C’era anche un cinema nel mirino

Le intercettazioni rivelano i progetti criminali dei due pescaresi catturati dalla squadra mobile Starinieri chiese informazioni al cognato sulle Poste di un paese. «Ma là troveresti solo 10mila euro»
PESCARA. Dopo la rapina alle Poste di via di Sotto del 4 gennaio, che ha fruttato un bottino di 145.410 euro, i due uomini arrestati dalla polizia martedì mattina perché ritenuti responsabili di quel colpo, sono stati spiati passo passo dagli investigatori. Le intercettazioni, telefoniche e ambientali, hanno permesso di raccogliere diverse informazioni ritenute utili per incastrare i due, che sono Gianluca Starinieri e Simone Sola, pescaresi, di 35 e 28 anni, entrambi usciti dal carcere nel 2019, ai quali sono stati sequestrati, tra l'altro, capi di abbigliamento e denaro.
Dopo aver intascato «75mila euro a testa», si è capito che c'era «una improvvisa disponibilità di denaro, del tutto ingiustificata per il tenore di vita e le condizioni lavorative degli indagati», come scrive il giudice per le indagini preliminari Antonella Di Carlo nel provvedimento di arresto (chiesto dal pubblico ministero Marina Tommolini). Sono emersi quindi dei progetti di investimento: la compagna di Starinieri ipotizza di «aprire una gelateria» e l'uomo acquista un'auto nuova. Ma non solo quello. Starinieri, come emerge dalle sue conversazioni spiate di nascosto dal personale della squadra mobile, sembra interessato ad altri colpi.
Andando a fare visita alla famiglia della compagna, in provincia di Campobasso, si interessa all'ufficio postale di un paesino. «Con la scusa che vado là, mi vedo un ufficio postale, mi vedo se mi posso acchiappare qualche centomila euro pure qua», dice. Ma il cognato gli fa notare che troverebbe «massimo diecimila euro», in quell'ufficio. Poi si informa se c'è qualche posto «per piantare l'erba», in quel paese, memore di un controllo già subìto dalla «guardia forestale» che gli ha «preso 28 piante».
Starinieri svela a Sola di un colpo che gli è stato proposto da una terza persona, da realizzare nel cinema di un centro commerciale. Il bottino sarebbe di 160mila euro, cioè «diecimila in più», rispetto alla rapina alle Poste, ma Sola boccia subito il progetto, troppo fumoso e da gradassi. «Sai perché erano 160mila? Così erano 10 in più», di quelli spariti da via di Sotto durante l'assalto di gennaio, quando direttore e dipendenti sono stati minacciati con una pistola e bloccati con delle fascette da elettricista per poi essere chiusi in bagno.
Se andasse a segno la rapina da 160mila euro, il promotore dimostrerebbe di essere «più fregno lui, capito? Ma lui a me vuole fregare?», dice Sola. E Starinieri risponde: «E' vero! Noi 150, lui 10 in più». Il pensiero che la polizia possa prenderli è costante, nonostante che i rapinatori abbiano agito a volto coperto e messo fuori uso il sistema di videosorveglianza delle Poste. Starinieri, una volta saputo dei controlli avviati dalla Mobile, immagina le riposte da fornire alle forze dell'ordine. Se qualcuno dovesse chiedergli cosa facesse nella zona delle Poste, è pronto a rispondere: «Ma perché, la strada è la tua? Te la sei comprata? Che ti posso fa?». Sa che le due telecamere riprendono «sopra la porta e sopra il bancomat», di questo è certo, e «non c'arrivano fino al benzinaio», dove l'auto è stata ferma. Se qualcuno gli chiedesse «Ma tu sei passato mai qua?», lui risponderebbe: «Sì perché abito provvisorio a Zanni, dove sta mia mamma, e da Zanni per andare a Montesilvano colle io passo qua». A quel punto il poliziotto potrebbe chiedergli: «E tu che vai a fare a Montesilvano colle?», e lui risponderebbe «Ispettò, mo vuoi sapere troppo. Ma poi stammi a sentì una cosa: ispettò, ma la strada te la sei comprata tu? Fai una cosa, torna indietro con la registrazione e vai a vedere quante volte passo durante il giorno. Allora che fa? Se io passo 20 volte da una parte, succede un morto e tu il morto lo accolli a me?».
L'uomo prepara la compagna alle risposte da fornire alla polizia invitandola a non perdere la calma e a spiegare che vivono con il reddito di cittadinanza della donna, mentre lui lavora come elettricista, anche se non è assunto. Di fronte alla convocazione in questura della donna (e della compagna di Sola), è certo di non correre rischi perché «non possono tenere niente», a meno che gli investigatori non vadano a visionare le immagini delle telecamere del benzinaio dalle quali «possono vedere la Punto mia ferma». E in quel caso è pronto a rispondere «sto aspettà mio cugino, mio fratello» oppure potrebbe dire di essere andato «a prendere l'acqua Uliveto a mia nonna».
«Loro hanno un sospetto che siamo stati io e lui, sicuro al mille per mille, però non hanno un uno per cento di prove. Quindi da oggi mi chiudo la bocca, non parlo più, finito. Mo lo dico pure al compare, io in galera non ci vojie ijì, lascia perde il telefono, pure i whatsapp, non mi chiamà più». E parla del denaro di cui dispone, che potrebbe essere proprio quello della rapina, per l'accusa. «Non sia mai che mi vengono a pijà, mi trovano con tutti i soldi. E che gli dico? Sono andato a imboscarli là sopra».

