Gli eroi del Covid in piazza «Vogliamo solo lavorare»

6 Maggio 2021

Manifestazione degli operatori sociosanitari davanti alla sede del Consiglio regionale Pettinari: nel bando per le nuove assunzioni va considerata l’esperienza dei precari

PESCARA. Si sono presentati in piazza Unione, davanti alla sede del Consiglio regionale, con le tute da lavoro, quelle che indossavano nei reparti Covid. E hanno manifestato tutta la loro delusione, esponendo striscioni e cartelli dal contenuto inequivocabile, per chiedere alla politica regionale di non dimenticarsi di loro, gli oltre cento operatori sociosanitari che hanno lavorato nei tre ospedali della provincia di Pescara dal momento in cui è scoppiata la pandemia. Il loro rapporto con la Asl nasceva un contratto (a tempo determinato, questo lo sapevano già) ottenuto tramite una agenzia di lavoro interinale, dopodiché speravano in una stabilizzazione da parte dell’Azienda sanitaria, che ha promosso un avviso pubblico, e invece sono fuori, pur avendo risposto a quell’avviso.
«Eroi a termine», «eroi dimenticati», si autodefiniscono gli Oss rimasti senza lavoro e il cui posto è stato preso da altri operatori. Si sentono «usati come i Dpi» ma non ci stanno ad essere gettati via e puntano ad avere una seconda chance, come chiede anche il vice presidente del Consiglio regionale, Domenico Pettinari, che ieri mattina ha lanciato alcune proposte.
«Non ci è stato riconosciuto quello che abbiamo fatto», dice Pina. «Dopo aver lavorato per 14 mesi, il punteggio che mi è stato riconosciuto partecipando all’avviso della Asl è stato pari a 0,06, e non ci hanno dato la possibilità di sostenere un colloquio, contrariamente a quanto avvenuto nelle Asl di Chieti e L’Aquila. Il corpo sanitario italiano è stato candidato al Nobel per la pace, e invece qui ci sbattono fuori», dice con energia mentre in piazza partono gli slogan dei colleghi che sventolano palloncini bianchi.
A seguito dell’avviso, prosegue, «hanno fatto entrare delle persone arrivate da fuori, anche non abruzzesi, mentre qui c’eravamo noi a combattere la pandemia con tutte le nostre forze, tenendo lontane le nostre famiglie per paura del contagio». «Il personale assunto dopo di noi non ha alcuna colpa», commenta Stefano, un altro Oss neo disoccupato, «ma se loto hanno potuto far valere un’esperienza a livello di punteggio è solo a livello contrattuale mentre noi non siamo stati messi nelle condizioni di essere riconosciuti come operatori Covid», ed è questo che provoca una sensazione sgradevolissima perché «solo chi ha vissuto sulla propria pelle un percorso come il nostro, in reparto, può ritenersi formato. Quando abbiamo cominciato a lavorare noi, all’inizio della pandemia, tutti si tiravano indietro e si sono presentati solo quando è stato pubblicato l’avviso della Asl. Ma in quelle tute ci siamo stati noi», ricorda.
Loro c’erano, hanno sottolineato ieri, e hanno «lavorato tanto, con il cuore, mettendocela tutta anche quando il virus non si conosceva. Senza ferie, senza riposi, senza bere né mangiare per ore, abbiamo attraversato tre ondate, e oggi chiediamo di essere premiati», spiega Pina raccontando «l’angoscia e l’umiliazione di questi giorni», con un’esperienza del genere che si chiude. La richiesta è limpida: «vogliamo continuare a lavorare», dice Stefano che ha sollecitato un incontro alla Regione.
Da Pettinari, che pretende una «risposta politica sulla questione», partono invece delle idee. «Va approvata la mozione sulla stabilizzazione dei precari, alla quale dare un seguito, e se c’è un fabbisogno di personale si deve attingere proprio dal precariato. Si può pensare di far scorrere la graduatoria, fino a prenderli tutti. E comunque nel bando che sarà promosso per le assunzioni a tempo indeterminato degli Oss, va considerata l’esperienza che hanno maturato nei nostri ospedali per l’emergenza sanitaria».