Gli esperti favorevoli al vaccino obbligatorio

Il Centro ne ha sentiti 7: più della metà la definisce la soluzione migliore E sulla terza dose da fare a ottobre c’è chi la ritiene non ancora necessaria
La maggioranza degli esperti abruzzesi dice sì al vaccino obbligatorio. Il Centro ne ha sentiti sette. Per quattro di loro, il vaccino deve essere somministrato a tutte le categorie possibili, per limitare la circolazione del virus e raggiungere il prima possibile l’immunità di gregge. Ma entriamo nel dettaglio.
1) ALBERTO ALBANI, PRIMARIO. «Assolutamente sì: il vaccino deve diventare obbligatorio per tutti», parola di Alberto Albani, referente regionale per le emergenze sanitarie e primario del reparto di Rianimazione dell'ospedale di Pescara, che ha poi precisato: «purtroppo il numero di vaccini disponibili è limitato e questo potrebbe creare difficoltà a livello pratico. È più realistico pensare che venga reso obbligatorio solo per alcune categorie: oltre agli operatori sanitari, direi anche i cassieri dei supermercati e gli autisti dei mezzi pubblici. Ma se potessi decidere lo renderei obbligatorio per tutti».
Sulla terza dose, che molto probabilmente comincerà ad essere somministrata ad ottobre, Albani si allinea con il parere di alcuni membri dell’Organizzazione mondiale della Sanità: «dobbiamo vaccinare tutti. E quando dico tutti intendo l’intera popolazione mondiale. Se i Paesi più ricchi fanno la terza dose, lasciando scoperti quelli più poveri, si svilupperanno varianti ancora più aggressive, come è già successo in India. E quelle mutazioni tornerebbero indietro da noi come boomerang».
2) CLAUDIO D’AMARIO, DG
DEL DIPARTIMENTO SANITÀ.
«La pandemia ci ha insegnato tante cose: una di queste è che, se vogliamo ridurre la mortalità del Covid, dobbiamo vaccinarci tutti. Ecco perché la decisione di renderlo obbligatorio avrebbe senso», sottolinea Claudio D’Amario, direttore del dipartimento sanità della Regione Abruzzo, che si allinea al pensiero di Albani, «proprio perché anche chi è vaccinato può contagiarsi bisogna immunizzare tutti e limitare la circolazione del virus. So che sarebbe molto impegnativo, ma ci troviamo in una situazione straordinaria. C’è di mezzo l’economia nazionale e la tenuta dell’intero sistema sanitario». Le perplessità di D’Amario sulla terza dose, però, assumono un taglio diverso rispetto ad altri esperti: «Credo che offrire una copertura ulteriore ad alcune categorie più fragili, con una terza dose, sia importante, ma prima di andare avanti con la terza iniezione bisogna finire la seconda e alcuni devono ancora fare la prima. Solo allora potremo valutare la risposta degli anticorpi e decidere. Ma per adesso non prenderei in considerazione un’altra iniezione».
3) ALESSANDRO GRIMALDI
PRIMARIO INFETTIVI.
«L’obbligatorietà del vaccino è già stata utile in altre occasioni nella storia. Se c’è un problema che riguarda tutti, come una pandemia, è giusto far prevalere l’interesse comune piuttosto che quello di pochi». È l’opinione di Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila e segretario regionale dell’Anaao (l’associazione dei medici dirigenti ospedalieri), che però sottolinea anche la necessità di «trovare il modo di salvaguardare quei casi particolari in cui il vaccino (per specifiche problematiche di salute) non si può fare. Nel renderlo obbligatorio, però, non ci vedo nulla di strano».
Sul fronte terza dose, Grimaldi preme per alcune categorie, come «gli immunodepressi, chi ha subito un trapianto, o comunque gli anziani con malattie particolari che possono sviluppare una risposta immunitaria meno efficace».
4) LAMBERTO MANZOLI
ORDINARIO DI EPIDEMIOLOGIA. «Una terza dose, fatta con gli stessi vaccini che già abbiamo ricevuto, sarebbe inutile», sottolinea Lamberto Manzoli, ordinario di Igiene ed Epidemiologia e direttore della clinica dell’università di Ferrara, ma con salde radici pescaresi, «sarebbe diverso se i vaccini della terza dose fossero adattati contro la variante Delta, quindi aggiornati come si fa per quelli influenzali. Ma fare una terza dose dello stesso vaccino non ha senso». Manzoli ha recentemente diretto uno studio sulla reinfezione da Covid, che ha coinvolto 15mila individui della provincia di Pescara, e che presto sarà pubblicato da una rivista scientifica molto importante (il Journal of Public Health), «abbiamo visto che la probabilità di reinfettarsi è veramente molto bassa: solo 24 di quei 15mila si sono reinfettati. Non è ancora chiaro però quanto duri l’immunità, sia quella naturale (dopo aver contratto il Covid ed essere guariti) sia quella generata dal vaccino. Ma proprio per questo non sono d’accordo sulla terza dose». Manzoli chiarisce anche la sua posizione sul vaccino obbligatorio: «Lo renderei obbligatorio solo per alcune categorie, come gli operatori sanitari. Ma la vaccinazione non va imposta, va spiegata».
5) PAOLO FAZII, VIROLOGO.
Sul vaccino obbligatorio per tutti, invece, ha pochi dubbi anche Paolo Fazii, direttore dell’unità operativa complessa di Microbiologia e Virologia della Asl di Pescara: «Per me dovrebbe essere obbligatorio per tutti, senza se e senza ma. La terza dose? Alcuni studi recenti hanno dimostrato che può essere conveniente farla, perché a distanza di 8-9 mesi, dal completamente della vaccinazione, può esserci una caduta della risposta immunologica evocata dal vaccino. Proprio per questo motivo è opportuno fare una terza dose, anche perché penso che il vaccino con cui la faremo sarà modulato in relazione alle varianti (come la Delta) che nel frattempo sono diventate dominanti». E se questo non dovesse accadere? Per Fazii non sarebbe un problema: «Secondo me un’altra dose di Pfizer o Moderna sarebbe utile ugualmente. L’unica possibile criticità, nel fare la terza dose a tutti, è l’impegno economico che lo Stato dovrebbe sostenere. Ma questo è un altro discorso e comunque ne varrebbe la pena».
6) PIERLUIGI COSENZA
DIRETTORE DELL’ASR.
«Il vaccino deve essere obbligatorio solo per alcune categorie. Quelle più sensibili e che svolgono lavori a contatto con il pubblico», sostiene Pierluigi Cosenza, direttore generale dell’Agenzia sanitaria regionale e primario del reparto degenza breve dell’ospedale dell’Aquila, che ritiene «opportuna» anche una terza iniezione per tutti, «ma solo dopo aver adattato i sieri alla contagiosa variante Delta».
7) VENANZIO GIZZI
PRESIDENTE DI ASSOFARM.
«Anche io trovo eccessivo imporre il vaccino a tutti», dice il presidente nazionale di Assofarm, l’aquilano Venanzio Gizzi, «ma bisogna fare un appello alla sensibilità dei cittadini: devono capire che vaccinarsi è un atto di altruismo necessario per proteggere tutti». Pure sulla terza dose Gizzi mostra alcune perplessità: «Per adesso direi: terza dose solo per alcune categorie più deboli, come accade di solito per i vaccini antinfluenzali, che hanno tutelato molte persone».

