Gli hotel: riaprite le terme o chiuderemo per fallimento

Gli imprenditori: «Siamo al collasso, già persi migliaia di clienti in un mese»
PESCARA. «Le terme devono riaprire subito, altrimenti per noi sarà la fine. Stiamo respingendo prenotazioni che arrivano da tutta Italia, abbiamo tantissime disdette e perso clienti per sempre. Chiuderemo tutti per fallimento entro qualche mese, se questa situazione non si sblocca».
Va dritto al punto e tocca il nervo scoperto, Davide Cristofaro, titolare dell'hotel Arimannia e rappresentante della filiera di altri quattro albergatori (Cercone, Mazzocca, Di Piero e Viola) di Caramanico.
Sono gli operatori che gestiscono le attività ricettive a pochi passi dallo stabilimento termale di via Torre Alta, lungo la statale 487, che rimarrà chiuso fino a quando non si risolverà il braccio di ferro fra la società concessionaria (in liquidazione) a caccia di fondi pubblici per ripartire e la Regione che stringe i cordoni della borsa dopo aver messo sul piatto 3 milioni e 200mila euro per le terme di Popoli e Caramanico.
Cristofaro, con i colleghi e il sindaco Luigi De Acetis, sta cercando una via d'uscita per far ripartire un indotto di oltre 400 unità operative attualmente al collasso. Chiede «un incontro con i vertici della società termale» già contattata via mail nelle settimane scorse «ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta dal manager Franco Masci. Questo comportamento è inusuale, per non dire di peggio», stigmatizza il rappresentante di categoria, «abbiamo il diritto di essere ascoltati dal momento che siamo noi, imprenditori e attività commerciali varie, a vivere una grave situazione per colpa di chi non decide».
«Qui», riprende l’imprenditore da 40 anni sulla breccia, «siamo messi proprio male, Caramanico è in ginocchio come il resto dei paesi dell’entroterra, i fornitori, le famiglie, le piccole attività, la cui economia dipende dalle terme. Ammonta a centinaia di migliaia di euro il danno economico quantificato nell’ultimo mese». Cristofaro sottolinea che «qualcuno non si sta preoccupando di noi», che nel frattempo «abbiamo dovuto respingere prenotazioni da Lazio, Puglia, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Sicilia, persino dal Connecticut (Stati Uniti), abbiamo esaurito la lista delle giustificazioni».
Walter Villani, titolare dell’hotel Mazzocca sorto nel 1948, conferma le parole del collega: «I clienti continuano a telefonare e non sappiamo più che cosa rispondere, viviamo in un clima di incertezza. Proprio stamani (ieri) clienti teatini ci hanno disdetto, diretti alle terme di Castrocaro e, chiaro e tondo, ci hanno rivelato che non torneranno più. Altri sono in attesa di nostre notizie a Roma, San Benedetto, Pescara, Chieti, L’Aquila, Bari, Foggia, Taranto. Abbiamo tanta utenza pugliese».
Tra colleghi, in questi giorni e settimane di passione, «ci consultiamo per telefono», cercano avidamente notizie e si danno forza, contattano il primo cittadino «che sta aspettando notizie ufficiali» da Regione e società termale. Rimarca, Villani, che la «sofferenza non è solo di Caramanico, ma anche dei paesi vicini, San Valentino, Roccamorice, Abbateggio, pendolari, attività e famiglie, tutti in attesa». Un’attesa logorante «per chi vive di sole terme». Di questo passo «se le terme non ripartono entro giugno, la stagione è compromessa». Ma non è giusto che «nessuno ci dia risposte, mentre agonizziamo. Possiamo ancora farcela, ma la società deve dare una risposta». L’azienda concessionaria (la stessa che gestisce le terme di Popoli) è in attesa di fondi dalla Regione per avviare la riabilitazione, come confermato ieri al Centro dall’amministratore delegato Franco Masci. La Regione ha risposto attraverso l’assessore alla Sanità Nicoletta Verì: «I finanziamenti per le cure termali li hanno, per il resto dovranno attendere i tavoli ministeriali romani».
Tra i due litiganti gli impianti termali restano chiusi e gettano nello «sconforto» l’indotto. Confessa, Eriberto Carestia, titolare dello storico hotel Cercone, che «siamo in difficoltà, abbiamo perso un migliaio di presenze in un mese», ma non vuole sentir parlare di resa. «Il catastrofismo non ci aiuta», scandisce l’albergatore, «dobbiamo avere fiducia che tutto si risolva anche se non ce l’aspettavamo. Le cure termali sono un servizio sanitario e Caramanico è una cittadina bellissima e accogliente con aria buona e acqua salutare, circondata dal parco della Majella. Siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo essere uniti». Intanto, però, piovono le disdette da Bari, Atessa, Roma, Milano, Marche» e in paese girano turisti tedeschi, slovacchi e austriaci. «Possiamo ancora farcela», è possibilista e fiducioso, il titolare dell’albergo fondato negli anni Venti dai nonni paterni Attilio Carestia e Antonietta Cercone.

