Gli infermieri: basta aggressioni i responsabili pagheranno i danni

27 Marzo 2019

Dopo l’ultimo episodio al Pronto soccorso, gli operatori sanitari insorgono: «Situazioni intollerabili» Allarme anche per gli organici ridotti all’osso: con quota 100, l’Abruzzo perderà 2.340 lavoratori

PESCARA. L’Ordine delle professioni infermieristiche (Opi) si schiera in difesa dei colleghi aggrediti e presi a schiaffi domenica notte al pronto soccorso e annuncia di essere pronto a costituirsi parte civile nel procedimento penale. Con l’obiettivo di frenare un fenomeno preoccupante, divenuto ormai dilagante, la presidente dell’Opi Irene Rosini riferisce la decisione dell’Ordine di chiedere i danni all’aggressore e di comportarsi allo stesso modo anche in futuro «per tutti gli episodi che vedranno coinvolti non solo gli infermieri, ma tutti gli operatori sanitari, perché queste situazioni sono ormai divenute intollerabili».
AGGRESSIONI IN AUMENTO Dopo il responsabile del Pronto soccorso Alberto Albani, anche l’Ordine delle professioni infermieristiche stigmatizza l’escalation di violenze che negli ultimi tempi sta coinvolgendo il personale sanitario, medico e infermieristico, già messo a dura prova dagli organici ridotti all’osso. L’ultimo episodio risale a domenica notte, quando un uomo ha colpito con un ceffone un infermiere e ha inveito verbalmente contro un’altra infermiera semplicemente perché non voleva attendere il proprio turno.
Ma vicende analoghe si sono ripetute anche nelle scorse settimane, quando una persona si è presentata in ospedale con un bastone, o qualche mese fa, quando sono stati presi di mira il coordinatore del posto di polizia e una guardia giurata. Secondo Albani, un deterrente contro le violenze potrebbe essere la copertura 24 ore su 24 da parte della polizia, invece delle 12 ore giornaliere, o l’aumento dei vigilantes.
MANCANZA DI PERSONALE «Migliorare la qualità assistenziale si può, ma è necessario un potenziamento delle risorse umane», è l’opinione di Irene Rosini, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche, «una revisione dei modelli organizzativi esistenti con l’introduzione dell’infermiere di famiglia e l’apertura di degenze a gestione infermieristica e, infine, investire in nuovi percorsi assistenziali che prevedano l’apertura degli ambulatori infermieristici, un progetto bloccato dalla precedente legislatura regionale dopo mesi di lavoro intenso». Queste richieste sono state rivolte dal consiglio direttivo anche al neoassessore alla Sanità Nicoletta Verì durante l’assemblea annuale degli iscritti.
In base ai dati Fnopi e della ragioneria di Stato, in virtù della quota 100 in Abruzzo ci saranno 2.340 infermieri in meno: un numero allarmante visto che mancano soprattutto sul territorio. E' per questo che l'Ordine degli infermieri ha posto l’accento sulla necessità di incrementare gli organici attraverso la revisione del documento licenziato dalla precedente legislatura regionale, grazie allo sblocco del turnover e all’incremento del 5% del personale autorizzato dal ministero della Salute e dal Mef.
INFERMIERI SUL TERRITORIO Al potenziamento dell’assistenza di prossimità, secondo gli infermieri, deve abbinarsi la revisione dell’assistenza domiciliare nei pazienti particolarmente complessi. «Non è stato edificante», prosegue Rosini, «per tutta la comunità professionale il grido di dolore rivolto qualche mese fa al ministro Grillo dalla signora Paola Mastrangelo, affetta da Sla, proprio riguardo all’assistenza qualificata sul territorio. Il personale qualificato sul territorio è presente, probabilmente è il sistema organizzativo che va rivisto. Il sistema sanitario regionale ha necessità di avvalersi di tutte le professioni sanitarie, non solo di alcune, per rispondere in modo appropriato ed efficace ai nuovi ed emergenti bisogni di salute, di assistenza e di continuità curativo assistenziale».