Gli inquilini: alloggi nel degrado, tra abusivi e pioggia dal tetto

Oleandro, segretario del Sunia, denuncia: «Tanti appartamenti sono inagibili secondo la Asl» Appello all’Ater per i lavori di riqualificazione: «I fondi sono in arrivo, non dobbiamo perdere tempo»
PESCARA. «Infiltrazioni dal soffitto ai piani superiori, o di risalita al piano terra. Ascensori inesistenti, o funzionanti a singhiozzo. E per finire alloggi vissuti regolarmente dagli assegnatari, certificati inagibili dalla Asl». È un fotografia di degrado quella scattata da Giuseppe Oleandro, segretario generale del Sunia Abruzzo e Molise, sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari. Secondo i dati della federazione, la regione conta un patrimonio di edilizia residenziale pubblica gestito dall’Ater, di circa 17mila alloggi. Di questi più del 25% sono nel territorio provinciale pescarese, con 4.329 case Ater. Mentre solo nel capoluogo ci sono 2.990 appartamenti, dislocati per lo più tra i quartieri di Zanni, Marina nord, San Giuseppe, Rancitelli, San Donato, Fontanelle, Piazza Grue e Borgo Marino sud. Poi, ci sono «852 case gestite dal Comune di Pescara», illustra Oleandro, «concentrate per lo più in via della Chiesa, via Tirino e via Caduti per servizio. L’80%, ovvero 3.467 sono stati costruiti prima del 1984, anno in cui è diventato obbligatorio il rispetto della normativa antisismica. Sono immobili vetusti».
Per Oleandro, la manutenzione è la vera nota dolente. «Gli interventi non vengono fatti, oppure vengono eseguiti in ritardo. Nella nostra sede, in via Aldo Moro, spesso riceviamo persone esasperate che reclamano lavori di sistemazione e minacciano di non pagare più il canone in caso contrario, ma noi li facciamo desistere. Il nostro obiettivo prioritario è la riqualificazione del patrimonio».
L’appello del sindacato è di mettere in piedi subito un tavolo di confronto con le Ater di tutta la regione sulle manutenzioni, i cui costi «non riescono a essere coperti. I proventi dell’Ater sono i canoni di locazione», chiarisce il segretario «e le periodiche vendite in stock degli alloggi. Ma gli affitti rispetto alle spese di gestione coprono l’83%». Le risorse però secondo il Sunia ora ci sono e arrivano dal Pnrr: «Grazie al fondo complementare sono stati messi a finanziamento un bel po’ di progetti», spiega ancora. «In tutto l’Abruzzo arriveranno circa 47 milioni; 24 per l’Ater di Pescara. I progetti sono da cantierare entro marzo 2023 e si dovranno concludere entro il 2026: bisogna fare in fretta. Sono risorse straordinarie e vorremmo avere un quadro di come verranno spese». Per Oleandro, il confronto deve coinvolgere inquilini e commercianti, «per riqualificare i contesti in senso ampio. La periferia non si misura in chilometri, ma dal tempo che le persone impiegano per arrivare in un luogo. La riqualificazione deve riguardare il sistema dei trasporti, il verde pubblico, i servizi alle persone. Sono tutti presidi contro l’illegalità».
Altre risorse per il Sunia andrebbero liberate con una politica di tagli. «In Abruzzo abbiamo 5 Ater, (la provincia di Chieti ne ha una a Lanciano e una nel capoluogo). È mai possibile avere 5 consigli di amministrazione per gestire 17mila alloggi in totale, quando nel resto d’Italia ci sono Ater che da sole gestiscono 20mila appartamenti?», si chiede, «forse sarebbe il caso di liberare risorse per investire in manutenzione».
C’è poi c’è la partita delle occupazioni abusive: «L’abusivismo crea un danno erariale notevole», afferma, «la morosità accumulata in 30-40 anni equivale per la provincia di Pescara a 5 milioni persi e per la sola città 2,5 milioni. A questo si aggiunge il fatto che le occupazioni abusive tolgono, a chi spetta, il diritto di una casa. La situazione delle occupazioni abusive è sotto monitoraggio», afferma, «ma poi è difficile intervenire in zone dove ci sono condizioni delinquenziali. Crediamo che sia necessario aprire un tavolo in prefettura, specie ora che da gennaio sono ripartite le procedure di sfratto che erano state bloccate durante la pandemia. Bisogna distinguere i casi di morosità incolpevole. È vero che occorre tutelare il diritto di rientrare in possesso di un bene di proprietà, ma anche chi viene messo in mezzo a una strada perché non ha risorse».

