Gli italiani feriti e i testimoni: «Si camminava tra i corpi»

ROMA. I cellulari in Italia continuano a squillare. «Sto bene», si sente dall'altro capo della cornetta. Tutti alla ricerca di notizie del conoscente o del familiare che per un motivo o un altro era...
ROMA. I cellulari in Italia continuano a squillare. «Sto bene», si sente dall'altro capo della cornetta.
Tutti alla ricerca di notizie del conoscente o del familiare che per un motivo o un altro era a Bruxelles in quelle drammatiche ore degli attentati all'aeroporto e alla stazione della metropolitana. Perché raggiungere Bruxelles al telefono è impossibile: le linee non funzionano. Gli italiani feriti sono tre; sono stati tutti curati e sono già stati dimessi ieri.
«Sto realizzando ora di essere vivo» così racconta concitato Marco Semenzato, 34 anni, uno dei tre. «Ero sceso dalla metro quando ho sentito un boato. Ho visto un bagliore e ho capito subito che era un attentato. Ho cominciato a correre» In tanti hanno cercato la fuga dal sottosuolo.
Intanto, proprio all’uscita della metro c’era Gianmarco Bondi, 23 anni di Mestre, stagista all’ufficio Antifrode (Olaf) dell’Ue. Malgrado il terrore, non ha perso la calma: vedendo che c’era bisogno d'aiuto, si è precipitato a soccorrere.
«Ho aiutato i feriti coperti di sangue. Una ragazza era gravemente ferita e doveva chiamare i genitori. Mentre le tenevo il cellulare, ho visto sul display le scritte in arabo e ho capito che il terrore non fa differenza. Era ustionata e disperata. Piangeva e le lacrime le colavano dalla mascherina dell'ossigeno». Anche Chiara Burla, 24 anni originaria di Varallo Sesia, in provincia di Vercelli, ma da qualche tempo residente a Firenze, è una dei feriti. È stata colpita dalla porta di un vagone della metro, divelto dallo spostamento d'aria. «Un incubo - racconta - Ad un tratto ho visto e sentito l'esplosione. Prima un boato, poi si sono spente le luci, tutto è diventato scuro. Il treno sobbalzava. Tutti noi siamo stati scaraventati a terra dall'energia sprigionata dallo scoppio. Le porte del vagone sono saltate via ed una mi è finita addosso»
I terroristi non hanno scelto a caso il giorno in cui scatenare il panico: il martedì è il giorno degli arrivi istituzionali e Mirco Tomasi, 32 anni di Trento, funzionario alla Commissione Europea, è scampato per poco all'attentato: stava arrivando alla stazione di Maalbeek, quando il treno si è improvvisamente bloccato, le porte si sono aperte e il fumo è entrato nei vagoni: «Ho chiamato la mia ragazza che fortunatamente si trovava ad un meeting in un'altra parte di Bruxelles».
«La fermata di Maalbeek - racconta Marco Gombacci, editore friuliano dell'European Post e vicepresidente del Demyc, associazione del Partito popolare europeo - si trova esattamente a metà strada tra il Parlamento e la Commissione europea, un passaggio quasi obbligato per chi deve raggiungere le sedi delle istituzioni comunitarie». Anche Simone Arrosti di Viareggio è sfuggito alla morte per un soffio; è accaduto solamente per una casualità, una combinazione. Lo racconta il genero, Ruggero Nardi, il titolare della rosticceria fiorentina a pochi passi dalla stazione di Maelbeek: «Sul treno della bomba ci doveva essere il mio futuro genero, Simone. Lo prende tutte le mattine per venire al lavoro - racconta - la sera prima gli avevo prestato la macchina per caricare della merce per il ristorante».

