Gli occhi del mondo puntati su Pescara: la città si sente capitale

Cinque zone rosse, strade chiuse e disagi ma monta anche l’orgoglio di ospitare i grandi della terra all’Aurum
PESCARA . Sfilano lente le auto blu con i lampeggianti accesi: il protocollo impone un profilo basso; sfrecciano invece le pattuglie delle forze dell’ordine da un capo all’altro della città: l’ansia degli occhi del mondo puntati addosso si fa sentire; le transenne ai varchi delle zone rosse bloccano le strade con un tocco di arancione che dovrebbe trasformare la rabbia in placida accettazione dei disagi. Pescara, 120mila abitanti e alle spalle 97 anni di storia a partire dalla fusione tra la Pescara della provincia di Chieti e il borgo di Castellamare, vive la sua giornata surreale: da ieri questa città che ambisce a diventare più grande ospita il G7 Sviluppo, respira un’aria internazionale e si ritrova al centro degli equilibri mondiali.
All’Aurum, ex distilleria a forma di ferro di cavallo, sono riuniti i ministri di Usa, Canada, Regno Unito, Francia, Germania, Giappone e Italia. In questo preciso punto, fino a giovedì, passano e si incrociano le rette di Israele, Palestina, Libano, Iran e Ucraina. In un momento di tensioni internazionali senza precedenti, proprio da Pescara parte un messaggio di pace. È un cammino a ostacoli ma da qui si muove «un primo passo» anche se poi i percorsi di ingresso all’Aurum per le delegazioni israeliana e palestinese restano separati e i leader non possono incontrarsi altrimenti sarebbe un incidente diplomatico. Di certo, dal vertice pescarese arriva una spinta che, secondo i numeri annunciati dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, vale almeno altri 25 milioni di euro oltre a 15 tir in partenza carichi di aiuti umanitari.
È una Pescara che sembra militarizzata quella che accoglie il vertice ministeriale, voluto in città proprio da Tajani in persona: sulla scelta del ministro e vice premier, che negli anni della gioventù era stato un soldato dell’Aeronautica militare proprio nella base pescarese, hanno contato anche l’amicizia con il sindaco Carlo Masci, il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri e il deputato azzurro Nazario Pagano. Una filiera di Forza Italia che adesso aspetta il ritorno di immagine: sono 200 i giornalisti accreditati di stanza all’Auditorium Flaiano travestito da Media center. E tutti i giornalisti, suppone Masci in veste di cicerone insieme al dirigente comunale Luca Saraceni, parleranno bene di Pescara. Di sicuro hanno apprezzato il regalo del Comune: parrozzini e olio d’oliva.
La città, divisa in cinque zone rosse, si mette in mostra al meglio che può: il verde, nelle zone considerate «di pregio» è stato curato; i lampioni e le luci artistiche funzionano; il municipio, che stasera ospiterà la cena di gala, è stato ridipinto; e per i ministri sono in programma visite all’Imago Museum, al Museo dell’Ottocento e nel centro della città tirato a lucido come non mai con due milioni di lavori spalmati tra corso Umberto e piazza Sacro Cuore.
Pescara assapora la sua ascesa da città di provincia a ombelico del mondo. E non è detto che questo sogno finisca già giovedì con la partenza dei sette ministri e delle trenta delegazioni arrivate dai Paesi in via di sviluppo, soprattutto dall’Africa: il giorno dopo, venerdì 25 ottobre, sì deciderà la capitale italiana dell’arte contemporanea e Pescara è nella cinquina finale insieme a Carrara, Gallarate, Gibellina e Todi. Qualche giorno dopo, sarà il ministro della Cultura Alessandro Giuli a decidere.
Un momento magico per l’orgoglio dei pescaresi che, ai confini delle zone rosse, continuano a fare quello che fanno tutti i giorni nel loro tempo libero: c’è chi corre, c’è chi va in bicicletta, c’è chi passeggia portando a spasso il cane. Con vista sul mare presidiato dalle motovedette della capitaneria di porto e della guardia di finanza. A sorvegliare ogni angolo della città c’è uno schieramento di 1.500 uomini e donne delle forze dell’ordine: controlli e posti di blocco in strada e sorveglianza da remoto attraverso l’intelligence perché il rischio di attentati c’è sempre: «Allerta massima», predicano il prefetto Flavio Ferdani e il questore Carlo Solimene.
Il sindaco Masci dice che da oggi in poi per Pescara comincia un’altra storia: il G7 è un trampolino per consentire alla città «un salto di categoria». Un lasciapassare per l’ingresso nel club degli influenti. Ma, una volta spenti i riflettori della scena internazionale, sarà ancora così? Dietro le quinte del vertice, nel ruolo di organizzatore, c’è l’agenzia Pomilio Blumm, leader nella comunicazione istituzionale. Franco Pomilio, presidente dell’agenzia, frena l’entusiasmo troppo facile e avverte che il cammino verso la città del futuro è ancora lungo: l’imprenditore della comunicazione parla di «visione» e, dice, che è proprio quello che manca agli amministratori di oggi. Del resto, se non ci fosse stato l’Aurum, a Pescara non ci sarebbe stato un altro posto per il G7.
Nell’Aurum dei matrimoni, dei convegni e delle fiere, si radunano i ministri. Foto di gruppo, strette di mano e via al vertice: niente marcia nuziale e niente canzonette, tira l’aria del grande evento diplomatico. Arriva il messaggio del premier Giorgia Meloni, 4 minuti e 56 secondi: «Voglio salutare i rappresentanti israeliani, palestinesi e libanesi che sono qui a Pescara». Poi, parla Tajani: «L’Italia è portatrice di pace». I temi all’ordine del giorno sono extra pescaresi: aiuti umanitari, salute globale, investimenti e infrastrutture sostenibili, accesso all’acqua e sicurezza alimentare. La grande sfida è una: accorciare la distanza che separa i Paesi ricchi dai Paesi poveri. Una lontananza che si misura con le parole di Tajani mentre parla di mortalità infantile: «Io sono un nonno, ho una nipote di due anni e mezzo e un’altra di cinque mesi; in Africa un nonno come me non ha le stesse speranze di vita per i suoi nipoti».

