Gli ortodossi sul piede di guerra

Il commissariamento non basta, fronda capitolina contro Di Maio e Di Battista
ROMA. Il commissariamento del sindaco Virginia Raggi, costretta a rinunciare alla cerchia ristretta che le ha dato consigli in questi mesi, non accontenta del tutto i più ortodossi del Movimento 5 Stelle che avrebbero preferito una soluzione più drastica. Di certo però segna un punto di svolta negli equilibri interni al mondo pentastellato.
Beppe Grillo ha ammesso di aver sbagliato a non dare ascolto a chi, come Roberta Lombardi, Paola Taverna e Roberto Fico, per citarne solo alcuni, lo avevano avvisato del “virus”, chiamato in particolare Raffaele Marra, che aveva infettato il Movimento («Da oggi si cambia marcia -ha scritto Grillo ieri sera sul suo blog -. Bisogna riparare agli errori fatti per fugare ogni dubbio. L’attività fatta da persone che si sono dimostrate inaffidabili sarà attentamente vagliata e opportunamente riesaminata da cima a fondo»).
E così i duri e puri del Movimento si prendono la loro rivincita. Non con gioia si intende, perché tutto ciò che è stato costruito in questi anni può essere perso in attimo e ci vorrà tempo per riconquistarlo.
Da quando i 5Stelle hanno conquistato il Campidoglio è successo di tutto. E adesso le figure considerate di spicco all’interno del Movimento sono quelle che si trovano in maggiore difficoltà: isolate e in silenzio. Nelle quarantotto ore che hanno cambiato il corso dell’amministrazione Raggi, la coppia Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, abituata a stare in televisione e sempre alla ribalta, è stata lontana dai riflettori. Il candidato premier in pectore, in particolare, ha subito quasi un processo interno. Era stato lui infatti a difendere Virginia Raggi e a tutelarla anche quando era venuto a sapere che l’assessore all’Ambiente era indagata. Di Maio decise di non dire nulla agli altri componenti del direttorio che da quel momento è andato in frantumi.
Il leader pentastellato aveva preso le difese di Di Maio, per tutelarne l’immagine e aveva messo la parola fine al direttorio. Adesso però è tutto da rivedere ma è lo stesso Grillo a suonare la carica: «Roma è più difficile di governare il Paese. Lo sapevamo e non intendiamo sottrarci a questo compito assegnatoci dal popolo. È la nostra sfida più importante». Durante il vertice con Grillo e l’ala ortodossa, Di Maio sotto attacco non avrebbe detto una parola ma ora c’è chi pretende almeno delle scuse. E anche in Campidiglio c’è un’ala ortodossa che ha costretto il sindaco alla resa. Fanno capo a Marcello De Vito e a Paolo Ferrara, consiglieri molto vicini a Roberta Lombardi. Sono loro che hanno detto a Raggi che non avrebbero proseguito senza il simbolo del Movimento 5 Stelle. Questa è la fronda capitolina. Sul piano nazionale c’è poi una fronda sempre più popolata e Di Maio vede vacillare la sua leadership.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

