Gli sfollati: «Non vogliamo morire in hotel»

29 Maggio 2018

L’appello di un 87enne a Comune e Ater. Carminelli del Sunia: «In via Tronto ci starebbero tutti»

PESCARA. «Non vogliamo morire in albergo. Non vogliamo uscire da qui dentro una bara. Vi prego, dateci una casa al più presto». È l’appello accorato che Francesco Sardella, 87 anni, aiuto cuoco nei ristoranti svizzeri e tedeschi in pensione, rivolge agli amministratori comunali e all’Ater che devono completare la risoluzione dell’emergenza ad un anno dall’evacuazione, per ragioni di sicurezza, delle palazzine ai civici 14,18 e 22 di via Lago di Borgiano, quartiere Rancitelli.
Sardella e la moglie Vittoria De Dominicis, 82 anni, malata di diabete e non vedente, fanno parte del gruppo dei 236 inquilini sfollati dagli edifici che Regione, Ater e Comune vogliono buttare giù e ricostruire.
Il prossimo 4 luglio sarà un anno esatto che la coppia vive al motel Amico di Città Sant’Angelo, insieme ad un’altra ventina di famiglie. Altrettante famiglie sono alloggiate all’hotel Holiday di Porta Nuova, per complessive 60 persone. Mai si sarebbero aspettati, gli sfollati di via Lago di Borgiano, di restare chiusi dentro una camera d’albergo per un anno intero. «Non ci fanno mancare nulla, mangiamo bene, le camere sono in ordine e pulite», racconta il pensionato,«ma ci manca la libertà che avremmo in una casa tutta nostra. Tra quattro mura ci sentiamo in prigione: uscire per una passeggiata alla nostra età, con mia moglie non vedente e con seri problemi di salute, non è facile. Qui intorno abbiamo l’autostrada e tanto traffico, non ci sono parchi per passare il tempo». Nel quartiere sulla Tiburtina, Francesco e Vittoria hanno «vissuto per 47 anni». Lì ci sono gli amici «ci conosciamo tutti, ci vogliamo bene». Lì c’è il mondo di due persone anziane che si sostengono l’un l’altra, giorno dopo giorno, superando le fatiche e i problemi di salute legati all’età. Quasi ogni giorno, Sardella deve chiedere a uno dei due figli, di farsi accompagnare da Città Sant’Angelo ad una farmacia sulla Tiburtina «dove prendo le medicine per mia moglie. Non sempre ho le forze, ma chi lo fa?». L’uomo chiede alle istituzioni di accelerare i tempi per ricostruire i palazzoni di via Lago di Borgiano oppure per trovare un’altra soluzione, che potrebbe essere l’avvio degli interventi di ristrutturazione delle palazzine di via Tronto dove saranno sistemati almeno 64 alloggi.
«Tanti quanti ne basterebbero per ospitare tutte le famiglie che ancora alloggiano negli alberghi» annota Giuseppe Carminelli, segretario del Sunia, del Sunia, Sindacato degli inquilini Pescara, da sempre vicino agli sfollati.
Cinzia Cordesco