Gli studenti in piazza per celebrare la libertà: «Un bene da custodire»

Cerimonia con autorità e istituzioni davanti al monumento ai Caduti Il prefetto: «Questa presenza dei ragazzi, una speranza per il futuro»
PESCARA. «Quest’anno le drammatiche vicende della guerra in Ucraina ci stanno scuotendo e ci stanno facendo capire di più quello che hanno vissuto i nostri nonni. Stiamo soprattutto scoprendo quanto la libertà sia un bene prezioso, che può essere perso e che quindi dobbiamo custodire e difendere in tutti i modi anche in tempo di pace». È il messaggio lanciato da Anna D’Incecco, studentessa dell’istituto tecnico Acerbo, ieri, in occasione del 77° anniversario dalla Liberazione, celebrato in piazza Garibaldi.
Presenti alla cerimonia il prefetto Giancarlo Di Vincenzo, il procuratore capo Giuseppe Bellelli, il questore Luigi Liguori, il comandante provinciale dei carabinieri Riccardo Barbera, il sindaco Carlo Masci, il vice presidente della Provincia, Giorgio De Luca, il senatore Luciano D’Alfonso, tutti i massimi rappresentanti delle forze dell’ordine a livello locale e dei vigili del fuoco, le associazioni combattentistiche e d’Arma.
Ma i veri protagonisti sono stati i ragazzi delle scuole con le loro riflessioni sulla ricorrenza, che quest’anno, è stato più volte ripetuto, «assume un significato differente e ancora più forte». Alla manifestazione c’erano i ragazzi del liceo classico D’Annunzio, del liceo scientifico Galilei, dell’istituto Acerbo, del liceo Marconi e dell’alberghiero De Cecco. Dopo la benedizione della corona di alloro da parte di monsignor Francesco Santuccione, la resa degli onori ai Caduti e la deposizione della corona di alloro innanzi al monumento dei Caduti civili e militari di tutte le guerre, ha preso la parola una rappresentanza di ciascuna scuola. Per il liceo classico D’annunzio, Matteo Ballerini, per il Galilei Silvia Fracassi e Giorgia Pennese; per l’istituto Alberghiero Riccardo Bracamonte e Andrea Piersante, per il liceo Marconi Francesca Cantagallo e Sonia Aidi. Nei loro brevi discorsi, i ragazzi hanno sottolineato quanto siano importanti verità e libertà, fondamento della pace. «Noi giovani», hanno detto Brancamonte e Piersante, «dobbiamo sforzarci ogni giorno di essere operatori di pace. Certo, per noi ragazzi è difficile fermare una guerra, ma con il nostro esempio possiamo rispettare i diritti umani, dispensare sorrisi e atti gentili anziché combattere la noia con la violenza». Anche per il prefetto Di Vincenzo, i ragazzi sono stati la vera novità di questa festa della Liberazione: «La loro non è stata una presenza passiva o ricettiva», ha detto, «ma attiva. Ho voluto fortemente che si rendessero protagonisti di un messaggio, sono stati bravissimi e questo ci fa sperare per il futuro. Come ha ricordato il presidente Mattarella, quella del 25 aprile è una giornata importante che deve ricordarci il valore della libertà e indipendenza dalla lotta contro ogni totalitarismo. Ed è fondamentale che questi valori si rinnovino nelle giovani generazioni».
«È stata una cerimonia molto toccante, perché si inserisce in un momento storico particolare», ha sottolineato il sindaco Carlo Masci, «pensavamo di aver tenuto per sempre la guerra fuori dall’Europa dopo il secondo conflitto mondiale, e invece la Jugoslavia ieri e l’Ucraina oggi ci costringono a rivedere e a rivivere gli orrori del passato».

