Gli studenti raccontano 13 eroi moderni

1 Dicembre 2019

Dalla maestra morta a San Giuliano di Puglia al sindaco Iezzi e il pm Alessandrini: così i giovani salvano simboli e memoria

ARI. La commozione di Francesco Ianiri mentre scorrono le immagini che raccontano la storia della maestra Camerla Ciniglio e l’emozione di una platea gremita da 200 studenti.
Si prendono per mano, Francesco, il marito della maestra morta insieme a 27 angeli nella scuola di San Giuliano di Puglia, e la giovanissima Aida che di quelle immagini è la voce narrante. Il primo le dice grazie trattenendo le lacrime, mentre l’adolescente sorride.
È solo un attimo ma diventa il momento più intenso vissuto nella sala polivalente accanto al Comune e alla scuola. Un attimo che fa venire un nodo alla gola, durante una manifestazione ricca di frasi e simboli intensi. Come le quaranta sculture che Ari, piccolo grande paese della provincia di Chieti, ha dedicato a personaggi morti per difendere la vita, la legalità e la giustizia.
Tredici di questi eroi moderni da ieri sono raccontati anche con brevi filmati, visibili con lo smartphone inquadrando i qrcode applicati su ognuna di queste statue. Sono filmati curati con professionalità sia da Emilia Baldassarre e dalle altre docenti dell’Istituto comprensivo di Miglianico che include anche le scuole di Ari e Giuliano Teatino ed è diretto da Emilia Galante, sia dal regista Stefano Falco e da Ennio Di Francesco, cofondatore dell’associazione Emilio Alessandrini da cui è partito tutto. «Il recupero della memoria, il testimone passato ai giovani», sottolinea il sindaco di Ari, Marcello Salerno. «La memoria va difesa», dice Di Francesco. Va difesa insieme ai «rapporti umani», l’antidoto dei rischi da social, così come va coltivata la «sicurezza partecipativa», è il concetto che il questore di Chieti, Ruggiero Borzacchiello, ha voluto trasmettere ai ragazzi. Una platea attenta e protagonista di un’iniziativa unica. Il recupero di storie simbolo della legalità è un modo per coltivare la sicurezza condivisa di cui parla il questore presente alla manifestazione insieme al capo della Digos, Coriolano Conte, il luogotenente dei carabinieri Roberto Cursoli, comandante della stazione di Villamagna, il sindaco di Giuliano Teatino, Nicola Andreacola, e il suo vice Ester Volpe, il dirigente scolastico Ettore D’Orazio, il parroco don Domenico Marcucci, il consigliere delegato alla scuola Maurizio Di Tullio, il vicesindaco Daniela Mincone e altri consiglieri di maggioranza e minoranza. Ad uno ad uno, scorrono sullo schermo i volti dei 13 eroi moderni mentre gli studenti Aida Palombo, Jazmin Iannotti, Giacomo Natale, Nora Bucci e Denise Caldarone narrano le storie. Dalla maestra Carmela, morta nel terremoto che il 31 ottobre del 2002 colpì il Molise, a Salvo D’Acquisto, il vicebrigadiere che il 23 settembre del ’43 si immolò per salvare 22 cittadini di Palidoro (Roma) condannati a morte dai nazisti. E poi Donato Iezzi, il sindaco di Torino di Sangro travolto dal treno il 25 gennaio del 2003 mentre interveniva durante il nubifragio. La sua statua è proprio accanto al Comune di Ari, una sentinella della buona amministrazione. Storie e simboli come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rocco Chinnici, Emanuela Loi, Aldo Moro, Rosario Livatino, Luigi Calabresi e Walter Tobagi. O come Antonio Custra, vicebrigadiere di polizia ucciso il 14 maggio del 1977, trafitto alla fronte dal proiettile di una P38 esploso da un terrorista di Prima Linea. La foto in bianco e nero di Mario Ferrandi che gli spara resta tragicamente impressa nella memoria collettiva. Un’immagine neutralizzata molti anni dopo solo dalla scelta coraggiosa di Antonia, morta di tumore a 40 anni, dopo aver incontrato e perdonato l’assassino del padre. Era la figlia di Antonio Custra, ma non fece in tempo a conoscere il suo papà perché nacque dopo quel maledetto proiettile vagante. «Ora però sono di nuovo insieme e da lassù ci guardano», dice Di Francesco che conosceva bene entrambi. Ed era amico di Emilio Alessandrini, il pm delle prime grandi inchieste contro il terrorismo, ammazzato giovanissimo anche lui da Prima Linea a Milano, dopo aver accompagnato il figlio Marco a scuola. Al magistrato dal volto mite e al coraggio di mille uomini sono dedicate la scuola di Ari e la prima delle sculture della memoria, anch’essa simbolica: un libro spaccato come la sua vita interrotta a soli 36 anni.