Gran Sasso, altri roghi Richieste di dimissioni

Riparte l’incendio. Rispuntano camper e barbecue in assenza di controlli L’ambientalista De Sanctis: via i vertici di Parco e Camera di commercio
L’AQUILA. Campo Imperatore è un rogo senza fine. Il fuoco riparte a Fonte Vetica, si estende lungo la strada che da Assergi porta alla Villetta, alla base della funivia, e poi sul monte Siella, sopra a Rigopiano, da cui a gennaio si staccò la valanga maledetta. Il Gran Sasso brucia ancora, ma i controlli continuano a non esserci. I barbecue rispuntano tra gli alberi ed i camper, decine di camper, sostano abusivamente nel Parco come se nulla fosse successo. Lo dimostrano le foto che pubblichiamo. Nessuna multa agli incivili. Nessun divieto rispettato. E’ accaduto nel giorno della Rassegna ovini quando 30mila persone hanno invaso Fonte Vetica ed è scoppiato il rogo. Ed è accaduto anche ieri, mentre i carabinieri forestali interrogavano i presunti piromani ed i testimoni, tutti giovani e pescaresi, e la procura aquilana decideva di fare eseguire una perizia per stabilire l’estensione e la direzione delle fiamme divampate durante la Rassegna ovini.
SOTT’ATTACCO. Insomma, niente controlli. Né prima, né durante, né dopo l’inferno. Mentre i protagonisti restano tutti al proprio posto. Ma ora c’è chi chiede le dimissioni dei vertici del Parco del Gran Sasso Monti della Laga, che ha ospitato il raduno, e della Camera di commercio dell’Aquila che l’ha organizzato.
I PROTAGONISTI. Tocca, e toccava, al Parco, presieduto dall'avvocato teramano, Tommaso Navarra, attuare i controlli standard sulle aree protette con un numero adeguato di carabinieri forestali. Così prevede la legge 394 del 1991. Ma durante la 58esima Rassegna ovini di Campo Imperatore erano presenti solo 14 carabinieri forestali e una decina di volontari di Nuova Acropoli, per 30mila presenti. A firmare il permesso alla Camera di commercio dell'Aquila, peraltro nello stesso giorno della manifestazione (il 5 agosto scorso), è stato il direttore dell'ente Parco, Domenico Nicoletti, risultato però assente all’incontro per la sicurezza e l'ordine pubblico, nell'ambito della Rassegna. Un incontro convocato il 3 agosto dal prefetto dell'Aquila, Giuseppe Linardi. Il 4 agosto il comitato tecnico della Questura ha dato il via libera all'evento, non ritenendo necessario però lo stazionamento, nella zona, di un'autobotte. E arriviamo all’organizzazione della Rassegna: l’ha curata la Camera di commercio dell'Aquila, guidata da Lorenzo Santilli. Secondo la circolare del 7 giugno 2017 del Viminale, l'ente camerale avrebbe dovuto prevedere il presidio dei varchi, la vigilanza del parcheggio, l'utilizzo di steward e di conta persone, oltre alla delimitazione dell'area utilizzata. Non è stato fatto.
CHE COSA DICONO ORA? Il Parco è intervenuto solo con un post sulla sua pagina Facebook. Non risponde al telefono, invece, il presidente dell'ente Navarra, mentre il direttore, Nicoletti, risulta in vacanza da domenica scorsa. Irraggiungibile, in quanto in ferie all'estero, anche il presidente della Camera di commercio, Santilli. L'unico a parlare è il prefetto, Linardi: «Quanto è accaduto è increscioso», dice, «le competenze della Prefettura riguardavano il coordinamento dei profili attinenti la sicurezza della Rassegna ovini, il coordinamento della viabilità, vie di fuga, accessi e pubblica sicurezza. Al di fuori della manifestazione sono vigenti disposizioni antincendio ben chiare, note a tutti gli enti e ampiamente illustrate nei tavoli di concertazione».
«SI DIMETTANO». Intanto, c’è chi chiede subito le dimissioni dei vertici del Parco Gran Sasso e della Camera di commercio dell'Aquila. A chiederle è Augusto De Sanctis, della Stazione Ornitologica Abruzzese, che denuncia: «Le rarissime praterie di Campo Imperatore sono diventate, da anni, un parcheggio per centinaia di camper, auto e moto. Con quali autorizzazioni? Con quali progetti e controlli? Eppure il Parco ha speso un milione e 600mila euro per tutelare le praterie. La questione della Rassegna ovini è stata ancora più grave», continua, «perché si è verificata durante un evento autorizzato dal Parco, non sappiamo su quali basi, visto che pare non sia stata fatta neppure la Valutazione di incidenza ambientale, obbligatoria per legge». De Sanctis prosegue: «Dobbiamo stigmatizzare anche il comportamento della Camera di commercio che organizza da anni la Rassegna. Ma possibile che non si sia resa conto del rischio prendendo adeguati provvedimenti?». Da qui le richiesta di dimissioni dei vertici di Parco ed Ente camerale: «Ad emergenza finita basterebbe un semplice passo indietro», conclude l’ambientalista, attivista del Forum H20 e già consulente del Wwf, «per senso di responsabilità generale. Dimissioni che apprezzeremmo visto che quest'usanza sembra dimenticata».

