Grande Fratello, la prima volta in tv vent’anni fa: «Da Taricone a Casalino»

14 Settembre 2020

Roberta Beta, in vacanza a Pescara come sempre, rivive la 1ª edizione «Il ricordo di Pietro ancora mi commuove. Siamo orgogliosi di Rocco» 

PESCARA. Sono passati ormai venti anni da quella piccola, grande rivoluzione televisiva che fu il Grande Fratello. Vent’anni da quel programma-esperimento grazie al quale dieci ragazzi “normali” riuscirono a invadere le case di decine di milioni di italiani con una diretta “monstre” di 99 giorni, 24 ore su 24. Un “Truman Show” con le telecamere fisse a spiare l'intimità di praticamente ogni ambiente della “casa”.
Era l’edizione di Pietro Taricone, di Rocco Casalino (attuale portavoce e capo dell’ufficio stampa del presidente di Consiglio, Conte), della “bagnina” Cristina Plevano (uscita poi vincitrice). E l’edizione di Roberta Beta, la "veterana" della compagine, che all’epoca faceva la pr e in seguito è diventata giornalista, speaker radiofonico e opinionista in tv. Roberta, che ricorda quei giorni mentre si trova a Pescara, in vacanza.
Si respira un’aria di bon ton, parlando con Roberta Beta. L’aria di quei salotti delle signore bene di una volta, tutto molto lontano dalla volgarità, dalle urla e dalla vacuità di certa televisione di oggi; quella sdoganata, per intenderci, proprio dopo quella prima edizione del Grande Fratello.
Iniziamo l’intervista parlando di Pescara e l’ex “gieffina” è un fiume in piena di complimenti e di affetto per la città e per l’Abruzzo. «Vengo a Pescara tutte le estati», racconta, «la mia famiglia è stata molto legata a quella di Leopoldo Muzii e questo è sempre stato il mio mare. Ci venivo anche da bambina e qui ho tanti amici. È così, e ne sono felice, anche per mio figlio, che porto a Pescara da quando è piccolo».
Un vera dichiarazione d’amore. «Pescara offre tantissimo, soprattutto per chi come me è sempre in movimento. Attraverso la strada e in un minuto sono al mare. Quest’anno ho fatto bellissimi bagni, il mare era davvero pulito. Non faccio vita mondana, al massimo una passeggiata sul lungomare e un gelato al Bar Napoli. Perché per i gelati, Pescara non si batte!»
Le porte del Grande Fratello si aprirono per la prima volta il 14 settembre del 2000, esattamente vent’anni fa, e nulla si sapeva del programma, né dell’impatto che avrebbe avuto. Partecipare fu una scommessa, il cui esito sorprese prima di tutto loro, i dieci ragazzi. «È stato come vincere al Superenalotto con dei numeri a caso», conferma Roberta. «All’epoca lavoravo come pr e volevo mettermi in proprio, magari con i 250 milioni di premio in palio per il vincitore». Chiusi in casa, senza contatti con l’esterno, era difficile immaginare l’effetto che il programma stava avendo sul Paese. «L’unico di noi che il successo lo intuiva – e lo sognava – era Rocco» racconta, «uno che nella vita ha sempre seguito le proprie ambizioni. Io invece, in un mese lì dentro, non avevo capito nulla. Quando, dopo 28 giorni di isolamento, sono uscita e ho visto la rassegna dei giornali, sono rimasta sconvolta. Eravamo dappertutto, sul Corriere della Sera, su Repubblica… Una cosa travolgente».
Il Grande Fratello è stato un esperimento, un modo di fare televisione che poi ha cambiato, nel bene e nel male, tutto quello che è stato fatto dopo e forse un po’ anche i costumi, spostando l’asticella della percezione dello “scandalo”. È qui che si è sdoganato il sesso in tv, con quel tête-à-tête tra Pietro e Cristina dietro una tenda improvvisata.
«Prima la tv era ingessata», conferma Roberta, «una tv in giacca e cravatta. Il Grande Fratello ha sicuramente liberalizzato i costumi, è stato un esperimento sociologico. Non tutto da salvare. Certo, tutto fu amplificato dai media che creavano un caso da ogni cosa. E in ogni nuova edizione, i partecipanti sono stati disposti a fare di più, a concedere di più per lasciare una traccia. Noi eravamo un esperimento, le cavie per quello che è venuto dopo».
Finita l’esperienza, c’è chi è riuscito a restare nel mondo dello spettacolo e chi è tornato più o meno alla vita di prima. «Nell’immediato, la mia vita è stato un incubo», ricorda l'ex pr, «tutti mi toccavano, mi assediavano. È stato spaventoso, non ero abituata alla notorietà. Certo, abbiamo guadagnato soldi, conosciuto tutti i personaggi famosi del tempo. Abbiamo visto anche il lato brutto della tv, però siamo cresciuti». Con gli altri è rimasto un contatto, un filo che non si interrompe. «Il divario di età prima si sentiva, io avevo 35 anni, gli altri 20-25. Poi con il tempo le distanze si accorciano. Ci siamo ritrovati l’anno scorso ed è stato fantastico. Quei giorni nella “casa” hanno creato un legame che dura ancora, abbiamo anche una chat. Ci vogliamo bene. Rocco è quello che partecipa meno, ma è giusto, avrà altro da fare. Ma siamo orgogliosi di lui».
Pietro Taricone, invece, «è un ricordo commovente, la sua morte una tragedia che lascia un vuoto».
E con un po’ di rammarico si parla dei festeggiamenti, del live di ieri sera con Barbara D’Urso. «Lei è una professionista, ma forse l’emittente poteva fare qualcosa di più. Bastava concederci una serata insieme, senza conduttore, poteva uscire qualcosa di bello».
In chiusura, Roberta torna a parlare dell’Abruzzo. «Ho scoperto, negli anni, che c’è sempre qualcuno che viene. Io faccio sempre tanta pubblicità a questa regione, che quest’anno, con il mare bello, non aveva niente da invidiare ad altre località».
Vive la città pienamente, Roberta, girando in bici («fantastiche le vostre piste ciclabili!») e cercando gli appuntamenti culturali, gli eventi da seguire. «Pescara offre tanti spunti. Ho molto apprezzato la Festa della Rivoluzione, quest’anno molto ricca di appuntamenti. Li ho seguiti quasi tutti, dal dibattito con Paolo Mieli, all’incontro con Parenzo e Cruciani della Zanzara, fino al concerto di chiusura sulle musiche di Tosti, con Angelo Valori e Fabrizio Bosso. Avere a Pescara la possibilità di vedere questi personaggi, in maniera gratuita, è una cosa molto bella. Il festival concilia Pescara con d’Annunzio e d’Annunzio con Pescara».
Ma il Grande Fratello, oggi, lo rifarebbe? «Solo con le stesse persone e per non più di una settimana», dice ridendo. «Di più non ce la farei!»
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