Grandi eventi, 130 testimoni: in aula sfilano politici e cantanti

14 Dicembre 2021

L’assessore Cuzzi e Di Pietrantonio chiamano il tenore Mazzocchetti e il senatore Pd D’Alfonso Sull’affidamento degli spettacoli la procura vuole ascoltare il sindaco Masci. Lunedì nuova udienza

PESCARA. Fra i circa 130 testimoni citati, tra accusa e difese, nel processo Grandi eventi a carico dell’ex assessore comunale Giacomo Cuzzi e di altre sette persone (oltre a quattro società come persone giuridiche), ci sono personaggi eccellenti della politica, dirigenti della Asl, imputati in altri procedimenti penali, titolari di discoteche e persino il tenore Piero Mazzocchetti. Fanno parte delle corpose liste-testi depositate dal pm Luca Sciarretta e dal nutrito collegio di difesa, per puntellare il teorema accusatorio il primo e, dall’altra parte, per dimostrare l’infondatezza delle pesanti accuse contestate che a vario titolo vanno dalla corruzione al finanziamento illecito dei partiti, dalla turbata libertà del procedimento di scelta del contraente alla turbata libertà degli incanti.
Tutto ruota attorno a quelli che la procura ha bollato come illeciti affidamenti diretti di incarichi per manifestazioni e spettacoli organizzati dal Comune di Pescara sotto l’ex governo di centrosinistra: manifestazioni che sarebbero state riservate soltanto a due impresari dello spettacolo come Andrea Cipolla (21 concerti per un totale di un milione e 900mila euro) e Cristian Summa (una decina di progetti culturali per circa 190mila euro), dietro compensi vari: contributi elettorali, biglietti gratis e via discorrendo. Personaggio di spicco, fra i testi citati dalla difesa di Cuzzi e da quella del dirigente Asl, Moreno Di Pietrantonio, sotto processo anche per il concorso pilotato in Azienda sanitaria vinto dall’allora assessora Simona Di Carlo (anche lei sul banco degli imputati), è senza dubbio l’attuale senatore del Pd, Luciano D’Alfonso. L'avvocato Anthony Aliano lo ha citato quale «massimo esperto delle procedure amministrative, per le notorie e comprovate esperienze pluriennali maturate ad ogni livello istituzionale di decisione pubblica», per riferire sulle procedure adottate dal Comune negli anni in cui fu sindaco della città. Stesso ruolo avrà l’ex primo cittadino Marco Alessandrini, mentre l’attuale sindaco, Carlo Masci, è stato citato invece dalla sola accusa. E sempre quale esperto della materia amministrativa, citato anche dalle difese l'ex capo di gabinetto ed ex direttore generale del Comune, Guido Dezio, che dovrà riferire «sulle competenze legislative e sulle modalità di funzionamento e assunzione delle deliberazioni della giunta comunale che hanno caratterizzato la vita procedimentale ed endoprocedimentale dell’ente pubblico». Insomma, le difese puntano a dimostrare che si trattava di un lavoro collegiale e che l’assessore al ramo nulla poteva decidere da solo. E poi nella lista dei testimoni ci saranno anche Gianni Teodoro, Antonio Blasioli, Francesco Pagnanelli, Giuliano Diodati, Antonella Allegrino, Enzo Del Vecchio, il titolare del Megà Raul Vaccaro, e persino Luigia Dolce, coinvolta nell’appalto milionario delle residenze extra ospedaliere, citata dal Pm: dovrà riferire dei rapporti tra Di Pietrantonio e il dirigente psichiatrico Sabatino Trotta, suicida in carcere dopo l’arresto. Dovrà parlare di quell’appalto (che non ha nulla a che fare con le contestazioni) e riferire «su ogni altra circostanza utile per l’accertamento dei fatti di cui alle imputazioni e delle responsabilità degli imputati».
Ieri mattina (presente il solo Cuzzi) si doveva aprire il dibattimento con l’ammissione delle prove, ma un problema procedurale ha fatto slittare l’udienza a lunedì prossimo. L’accusa e qualche difensore hanno fatto notare al collegio una possibile incompatibilità dei ruoli in quanto due dei tre giudici hanno trattato già il caso come tribunale del riesame in relazione alla posizione delle quattro società dei due imprenditori coinvolti. Adesso il collegio dovrà esaminare la sentenza del riesame (che diede ragione alle società di Cipolla) e soprattutto la decisione del successivo ricorso in Cassazione vinto dall’accusa. Poi si deciderà se andare avanti o cambiare collegio.