Grandi eventi, tutti a processo: Cuzzi e gli altri in aula a dicembre

Concerti, progetti culturali e bando Asl: il gup dispone il rinvio a giudizio per gli 8 imputati nei tre filoni Fallisce il tentativo della difesa di far ricadere la responsabilità su dirigenti e funzionari del Comune
PESCARA. Tutti a processo e, per tutti, i reati contestati vanno dalla corruzione al finanziamento illecito dei partiti, dalla turbata libertà del procedimento di scelta del contraente alla turbata libertà degli incanti.
Questa è la decisione assunta ieri mattina dal gup Antonella Di Carlo che ha disposto il rinvio a giudizio di tutti e otto gli imputati chiamati in causa dal pm Luca Sciarretta nell’ambito dell’inchiesta “Grandi eventi”, quella sugli affidamenti diretti per manifestazioni e concerti a due soli impresari dello spettacolo, da parte del Comune di Pescara.
Prima udienza fissata davanti al collegio per il 13 dicembre prossimo, quando si aprirà la battaglia tra accusa e difesa.
GLI IMPUTATI. Principale protagonista è l’ex assessore al turismo dell’Ente comunale, Giacomo Cuzzi e, al suo fianco, un altro ex assessore, Simona Di Carlo, oltre al dirigente della Asl, nonché ex segretario cittadino del Pd, Moreno Di Pietrantonio. Con loro i due manager dello spettacolo, Cristian Summa e Andrea Cipolla, il socio di quest’ultimo, Gianfranco Berardinelli, il rappresentante della società Elite Agency Group, Alessandro Michetti, e la funzionaria della Asl, Leila Colucci (a giudizio andranno anche quattro società del gruppo di Cipolla come persone giuridiche).
DIRIGENTI ESCLUSI. Il tentativo della difesa di spostare l’attenzione su dirigenti e funzionari del Comune non ha sortito alcun effetto sul giudice.
Il collegio difensivo aveva scelto questa strada, sostenendo che la riprova della legittimità degli atti, e quindi degli affidamenti, stava proprio nel fatto che la procura aveva tenuto fuori dalle indagini dirigenti e funzionari, che sono quelli che si occupano della stesura delle delibere e di tutto l’iter amministrativo. Un tentativo andato a vuoto e rintuzzato ieri mattina dalla breve replica della pubblica accusa, che ha precisato alcuni tasselli tecnici di questa indagine portata avanti dagli uomini della guardia di finanza del colonnello Luca Lauro.
L’ACCUSA. Il pm Sciarretta, che nella sua requisitoria aveva sostenuto che «le modalità di attuazione di queste condotte illecite sono l’espressione dell’arroganza e del disprezzo dei rappresentanti pubblici che non si preoccupano della tutela del bene pubblico, ma pensano alla loro stella polare che è l'interesse privato», aveva diviso il procedimento (relativo al periodo che copriva l’intera legislatura dal 2014 al 2019) in tre filoni.
TRE FILONI. Il primo sui concerti (21 per un totale di 1 milione e 900 mila euro) affidati a Cipolla, che coinvolgeva anche Berardinelli; il secondo che riguardava i progetti culturali affidati a Summa, con lo stesso Cuzzi, Di Carlo e Di Pietrantonio; il terzo filone che era quello che riguardava il bando ad hoc che sarebbe stato predisposto per consentire alla Di Carlo di andare ad occupare un posto alla Asl a tempo determinato: e qui erano coinvolti Di Carlo, Di Pietrantonio e Colucci. Tutto, secondo la tesi accusatoria, sarebbe stato fatto per favorire Cipolla e Summa, in cambio di contributi elettorali per le regionali del 2019 e per le comunali a seguire.
I REATI. Da qui i reati di corruzione e illecito finanziamento dei partiti, che hanno guidato tutta l’inchiesta che può contare anche su una consistente mole di intercettazioni telefoniche e ambientali, alcune delle quali difficilmente superabili per la difesa.
GLI AVVOCATI. Nei capi di imputazione si sottolinea il rapporto di amicizia stretto tra Cuzzi e Cipolla, così come quello politico tra Di Pietrantonio e Di Carlo. «Una decisione, quella presa dal giudice, che non deve sorprendere», ha detto l'avvocato Anthony Aliano che assiste Di Pietrantonio, «considerata la fase sommaria di cui si connota il procedimento dinanzi al gup. Il dibattimento sarà la sede naturale in cui accertare, nel merito, la non colpevolezza del dottor Di Pietrantonio».
«Attraverso le prove e le testimonianze dei soggetti appartenenti alla struttura comunale», aggiunge uno degli avvocati di Cuzzi, Gianfranco Iadecola, «cercheremo di dimostrare che l’attività svolta è perfettamente lecita e legittima, anche perché altrimenti non si vede perché non siano stati coinvolti anche tutti coloro che l'hanno svolta e tutta la giunta comunale che l'ha avallata».
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