Grieco non spiega l’omicidio La madre: pericoloso ed esaltato

Il buttafuori che ha ucciso Orlando ancora in silenzio davanti al gip. Resta in carcere a Teramo Nelle carte dell’inchiesta, la testimonianza della mamma: mio figlio è un violento, allontanatelo
PESCARA. Non risponde al gip neanche questa volta Giovanni Grieco, il 41enne in carcere a Teramo da mercoledì scorso dopo aver ucciso con quattro coltellate il pasticciere Giandomenico Orlando. L’uomo è rimasto in silenzio di fronte al gip di Teramo Domenico Canosa che ha convalidato il fermo lasciando Grieco in carcere. Il 41enne, in questi giorni, secondo la difesa dell’avvocato Paolo Marino, sarebbe ancora in uno stato confusionale, incapace di parlare ma è probabile che di fronte al gip di Pescara – gli atti dell’inchiesta torneranno adesso al pm Rosangela Di Stefano – non resterà in silenzio, cercando di fornire una spiegazione a quelle coltellate al pasticciere di 67 anni e illustrando, ma è ancora tutto da vedere, i motivi di quell’astio nei confronti della pasticceria e degli Orlando. Non è escluso che la sua difesa, che in questa fase sta valutando ogni aspetto, chiederà una perizia per accertare quanto quei presunti rumori provenienti dal laboratorio della pasticceria abbiano minato la stabilità dell’uomo, quanto quella rumorosità così lamentata da Grieco possa aver inciso, a lungo andare, sul suo equilibrio. Sarà invece la giornata del lutto, quella di oggi per la famiglia Orlando, che darà l’addio al fondatore della pasticceria alle 15 nella chiesa di Sant’Andrea.
Essere uccisi per una banale bega tra vicini di casa: è questo quello che, fino a questo momento, ha raccontato l’inchiesta con un’accusa di omicidio per futili motivi che potrà costare l’ergastolo al buttafuori di 41 anni. Grieco, come è scritto in vari atti nati delle denunce dell’avvocato degli Orlando Giuseppe Di Girolamo e sporte in seguito a due aggressioni al figlio del pasticcere, era un violento, un aggressivo, facile alle mani. Il buttafuori con il culto per il fisico, la passione per le arti marziali aveva terrorizzato la famiglia Orlando e aggredito anche un altro condomino di via Puccini. Un’indole aggressiva testimoniata agli agenti anche dalla madre Maria Teresa Colaprete con cui Grieco viveva sopra la pasticceria. La donna, come hanno detto in molti la mattina dell’omicidio, aveva un’idiosincrasia per quella pasticceria ma era stata anche lei, all’epoca della prima aggressione ad Alessio Orlando nell’agosto 2013, a riferire agli agenti i comportanti violenti del figlio nei confronti dei residenti e anche verso se stessa, descrivendo il figlio come un «esaltato e pericoloso». E’ probabile che l’anziana signora non sopportasse neanche lei i rumori provenienti dal laboratorio e avesse fatto sentire alla famiglia Orlando, in più di un’occasione, la propria voce lamentandosi, eppure nelle carte emerge anche il suo ruolo di presunta vittima della violenza del figlio. Colaprete aveva anche chiesto agli agenti di aiutarla ad allontanare quel figlio da lei e dalla sua casa.
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