«Ha chiesto di andare in bagno, appena è uscito ci ha sparato»

20 Maggio 2023

La telefonata ai carabinieri della donna ferita. Per Nico Fasciani c’è l’aggravante della premeditazione Il giovane rimane in silenzio davanti al giudice. E spunta la cocaina nei rapporti con lo zio preso di mira

PESCARA. Resta ancora senza un perché, senza un vero movente, il duplice tentato omicidio che si è consumato la sera del 17 maggio scorso a Civitaquana e che poteva trasformarsi in tragedia per il 56enne Giancarlo Fasciani e Paola Palma, 29 anni, feriti gravemente a colpi di pistola dal nipote Nico Fasciani, figlio di suo cugino, arrestato dai carabinieri del posto subito dopo il fatto.
L’indagato, 24 anni, assistito dagli avvocati Luca Torino Rodriguez e Maura Morretti, ieri mattina nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip Fabrizio Cingolani, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
LA PREMEDITAZIONE È accusato del reato di tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione, in quanto si sarebbe recato nella casa dello zio, suo vicino di casa, con la scusa di andare in bagno e poi, appena uscito dalla stanza, ha esploso 8 colpi con la pistola calibro 22 che aveva con sé. Ed è questo l’elemento che fa scattare la premeditazione: il fatto di essersi recato in quella casa, armato, e con il preciso intento di uccidere la coppia che vi conviveva. Ai carabinieri che la stessa sera lo hanno prelevato dalla sua casa, ha confessato immediatamente l'accaduto: «Ho fatto una cazzata e l’arma che ho usato è dentro la mia macchina». Solo questo e nulla più. E neppure ai suoi legali di fiducia, nominati dalla famiglia ancora sconvolta dal fatto, Nico ha ancora trovato il modo di spiegare il motivo del suo gesto. Persona tranquilla, ben voluta e conosciuta da tutti in paese, inserito perfettamente nel suo lavoro e impegnato nel volontariato, il responsabile di quella esecuzione non ancora riesce a fornire la motivazione di un gesto che, allo stato, risulta incomprensibile a tutti.
LA TELEFONATA AL 112 A chiamare i carabinieri è stata, nell'immediatezza del fatto, la stessa Paola Palma appena ferita: «Vi prego, aiutatemi: non ce la faccio più, ci hanno sparato». E mentre il centralinista dei carabinieri invia una pattuglia sul posto, lo stesso cerca di capire di più sull’accaduto. E la donna riferisce subito che a sparare è stato Nico Fasciani, parente di Giancarlo, anche lui colpito. «Non so perché lo abbia fatto», dice la donna al telefono, «è entrato, ha chiesto di andare al bagno, è uscito e ci ha sparato». E poi aggiunge in maniera concitata: «Ho paura a uscire, quello abita qui, quello che mi ha sparato». Davanti ai carabinieri la scena appare da film dell'orrore: i due in una pozza di sangue. Paola Palma è distesa su una poltrona e presenta anche delle ferite al volto, mentre il suo compagno è seduto sul divano, anche lui con delle ferite al volto. Un particolare che potrebbe avere un significato preciso, ma che soltanto le due vittime, ora in prognosi riservata in ospedale, potranno spiegare agli inquirenti. Lo sparatore potrebbe averli feriti in quel modo e probabilmente dopo aver esploso i colpi, quasi per accanirsi sui due: e questo è un altro elemento che potrebbe aiutare a capire il movente del tentato omicidio.
LA COCAINA Durante l’ispezione nella sua abitazione, Nico Fasciani avrebbe riferito ai carabinieri che nei mesi addietro, in diverse circostanze, avrebbe acquistato da Giancarlo Fasciani alcune dosi di cocaina e che la stessa vittima gli avrebbe proposto di spacciare per lui: proposta che Nico avrebbe rifiutato.
ARRESTO CONVALIDATO Ieri il gip non ha potuto far altro che convalidare l’arresto, per un reato che potrebbe avere risvolti penali molto pesanti, e potrebbe anche stilare la misura cautelare con la custodia in carcere (misura che aveva già deciso al momento dell’arresto la pm Fabiana Rapino), anche se i suoi legali avevano chiesto al giudice una misura meno afflittiva come quella dei domiciliari.
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