«Ho avuto tanta paura, mi sono chiusa dentro»

8 Settembre 2024

PESCARA. I commercianti di corso Vittorio Emanuele devono scendere a patti con la violenza e la prepotenza di chi quella zona la usa come punto di spaccio. Ma questo non è nulla. Se vogliono andare...

PESCARA. I commercianti di corso Vittorio Emanuele devono scendere a patti con la violenza e la prepotenza di chi quella zona la usa come punto di spaccio. Ma questo non è nulla. Se vogliono andare avanti, i negozianti devono abbassare la testa anche davanti al “Far West” quotidiano: parlare, esporsi, potrebbe significare una minaccia sicura alla loro attività. L’ultima rissa è accaduta proprio venerdì pomeriggio davanti ai loro occhi e in pieno orario di apertura. «Mi sono chiusa a chiave per la paura», racconta una delle commercianti lungo la via. All’ingresso del suo negozio, si fotografa già la prima macchia di sangue sull’asfalto.
«Risse e litigi qui accadono quasi ogni giorno», continua, «ho paura, sento un grande senso di precarietà. Vorrei cambiare zona, non si può lavorare così». Si uniscono al monito di protesta anche gli altri due ristoratori della via. Quotidianamente i loro locali si trasformano in teatri di violenza. «Sono litigi che solitamente nascono per affari di droga», dicono i due che venerdì scorso hanno temuto il peggio. «Un gruppo di ragazzi è entrato nel locale», spiega, «e ha iniziato a tirarsi sedie e tavolini. Poi, sono usciti per strada e si sono presi a pugni». Da qui, è comparso anche un coltello e la fibbia di una cintura usata come fosse un’arma.
I commercianti della via chiedono più sicurezza in città, a rischio ci sono anche i loro affari. «Le vendite sono dimezzate da mesi», spiegano, «le persone sono spaventate da questa via, gli italiani ormai non entrano più. Non vieni a mangiare in questo posto se sai che puoi rischiare la vita». La giornata di venerdì per i commercianti è stata infatti un vero e proprio flop di incassi. «Non abbiamo lavorato quasi per niente», continuano i negozianti che per questo motivo si stanno organizzando in una petizione da presentare alle autorità. «È nostro diritto poter lavorare in sicurezza», dice il tabaccaio della via, «un presidio di sicurezza non basta, serve l’esercito. Qui a breve ci scappa il morto». Liti violente, come quella di venerdì scorso, sono all’ordine del giorno. Si aggiungono poi «continui scippi di borse e furti», prosegue il racconto del tabaccaio.
In corso Vittorio Emanuele, a due passi dal salotto pescarese, fare a botte di giorno o notte non fa distinzione. Il punto di raduno dei gruppetti sono i due giardinetti che si trovano tra corso Vittorio e la stazione del terminal bus. Da qui, inizia il viavai da un muretto all’altro per lo scambio e la vendita di droga. Nel mentre, gli occhi delle “sentinelle”, anche loro giovanissimi, osservano i movimenti sospetti. Quelli di chi vive lì da una vita. (e.g.)
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