«Ho sentito litigare, poi ho visto le auto bruciare»

La testimonianza degli inquilini: ci siamo svegliati, era un macello. Ma l’Ater deve intervenire, non ci possono lasciare così
PESCARA. L’incendio è divampato nel cuore della notte, mentre nella palazzina al civico 22 di via Trigno, cinque piani per venti famiglie, dormivano quasi tutti.
Una signora, la prima che ha dato l’allarme, era ancora davanti al televisore quando ha sentito un crepitìo provenire dall’androne. Si è affacciata, ha visto le fiamme e ha chiamato il 113: «C’è un motorino in fiamme» ha detto agli operatori. Ma in fiamme non c’era solo il motorino quando si sono svegliati anche gli altri inquilini, come Zopito D’Amico e sua moglie, la stessa che racconta così la notte di terrore: «Io ho 67 anni, mio marito 69, eravamo rientrati a mezzanotte, avevamo appena preso sonno quando mi è sembrato di sentire che qualcuno sotto litigava. Mi sono affacciata e invece ho visto le macchine che bruciavano, i motorini, un macello. Ho urlato a mio marito di chiamare i pompieri, lui l’ha fatto, ma già li avevano chiamati. Ci siamo messi alla finestra, terrorizzati. Da sotto ci urlavano che dovevamo scappare, che dovevamo uscire, ma appena abbiamo aperto la porta ci siamo trovati per le scale senza luce, con tutto il fumo, un macello, mai vista una cosa così», riferisce ancora l’inquilina Ater che solo dopo le 11 di ieri mattina è riuscita a rientrare a casa. «Dove ho passato la notte? Da nessuna parte, sotto casa, a vedere quello che succedeva», riferisce la pensionata che poi, con altre donne del palazzo, dopo l’ok dei vigili del fuoco ha dato una prima ripulita all’androne del palazzo. «Ma così non possiamo stare, ora l’Ater deve fare qualcosa. Siamo tutte persone oneste che paghiamo, non ci venissero a dire che non ci sono i fondi, ora i soldi li devono tirare fuori, in queste condizioni non si può stare».
Un episodio che nel quartiere, e in particolare tra le palazzine Ater di via Trigno, non ha fatto che confermare il clima di tensione che si vive a causa, come raccontano, di poche famiglie. «Una cosa simile, anche se non a quest i livelli era già successa qualche anno fa», raccontano in un palazzo vicino al civico 22, «noi ci facciamo tutti gli affari nostri, evidendemente stanotte c’era qualche conto da regolare». (s.d.l.)
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