«Ho tolto tempo a mio figlio malato per questa azienda. La mia fiducia è stata tradita»

10 Settembre 2021

«In questo momento provo solo vergogna. Dopo 10 anni che lavoro in Riello, essere licenziato così mi provoca solo vergogna, se penso a ciò che ho dato all’azienda, togliendolo alla mia famiglia»....

«In questo momento provo solo vergogna. Dopo 10 anni che lavoro in Riello, essere licenziato così mi provoca solo vergogna, se penso a ciò che ho dato all’azienda, togliendolo alla mia famiglia». Mirco Marrone (nella foto) ha la voce quasi rotta dal pianto quando mi racconta la sua storia. Quando l’azienda gli ha comunicato il licenziamento, Mirco ha ripensato a due anni fa, quando suo figlio, che oggi ha 9 anni, ha scoperto di avere una leucemia linfoplastica. «A suo tempo ho chiesto dei permessi, che mi sono stati accordati, ma mi è stato anche chiesto di recarmi a lavoro in quel periodo perché il mio ruolo era fondamentale. Facevo sacrifici lasciando mia moglie a casa con mio figlio a gestire quella situazione». Mirco fa scansioni dei prototipi in azienda e ci tiene a precisarmi che la Riello non fa pezzi in serie, per cui «se manca un tassello la catena si ferma. E in quel periodo mancavo io. Per questo motivo ho dovuto fare sacrifici e venire spesso in azienda: non c’era nessuno che potesse sostituirmi pienamente e, anzi, ho dovuto preoccuparmi io di formare sul momento qualcuno per evitare di inceppare la produzione. Ho dato tutto per questa azienda, ma la mia fiducia è stata tradita». (d.b.)