Honeywell, in campo cinquanta deputati

22 Novembre 2017

Bersani e Melilla guidano il gruppo che oggi interroga il ministro Poletti sulla sorte dei 420 operai

ATESSA. Un tavolo permanente al ministero dello Sviluppo economico, il prolungamento degli ammortizzatori sociali, incontro con l'azienda per programmare eventuali incentivi che mitighino parzialmente gli effetti della chiusura dello stabilimento e ricerca di altri potenziali acquirenti. Sono questi i primi punti cardine messi in campo dal Governo nella delicatissima fase che segue la dichiarazione di cessazione delle attività della Honeywell per lo stabilimento di Atessa che, secondo le dichiarazioni della multinazionale dovrebbe chiudere i primi di aprile.
Ieri, alle 10, l'incontro a Roma a cui ha partecipato il ministro Carlo Calenda, il vice presidente della giunta regionale, Giovanni Lolli e le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm. Assente la Honeywell. Il prossimo incontro tra sindacati, Regione e Governo è stato programmato il 4 dicembre. Calenda, dopo una sintesi dell'incontro del 14 novembre scorso, in cui era stata ribadita la disponibilità del Governo a mettere in campo tutti gli strumenti necessari per risolvere in maniera positiva la vertenza, ha sottolineato la necessità di lavorare ad una possibile riconversione del sito. Una circostanza ancora tutta da definire che richiede tempo, imprenditori disposti ad investire, incentivi e, soprattutto, una proposta adeguata allo stabilimento e al tipo di produzione richiesta in Val di Sangro e nel settore automotive. E oggi, alle 15, il ministro del lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti dovrà rispondere all'interrogazione a risposta immediata presentata da 43 deputati e a prima firma dei deputati Mdp Pierluigi Bersani e Gianni Melilla.
«La conclusione drammatica della vertenza - si legge nell'interrogazione - rappresenta un duro colpo non solo per i 420 lavoratori e le loro famiglie, ma per la economia della provincia di Chieti e della regione Abruzzo con una caduta brusca dell'occupazione, del reddito e dei consumi; occorre un intervento del Governo nazionale e della regione Abruzzo per portare la Honeywell ad una valutazione più responsabile della scelta annunciata e lavorare insieme ad una soluzione diversa che salvaguardi la presenza produttiva ed occupazionale di questa multinazionale in Abruzzo». Intanto sulla vertenza intervengono anche i segretari generali di Fim e Uilm. «Pensiamo che la Honeywell debba assumersi la responsabilità e il costo sociale della decisione di chiudere lo stabilimento - dichiara Ferdinando Uiliano, segretario nazionale Fim - Le soluzioni alternative alla multinazionale americana possono essere individuate all’interno del settore automotive, in modo da valorizzare al meglio le professionalità esistenti».
«Rimaniamo fermamente convinti che la prospettiva del sito Honeywell debba caratterizzarsi sul principio della continuità produttiva - interviene Rocco Palombella, Uilm - dato che la realizzazione di turbocompressori per vetture di media e alta cilindrata e veicoli commerciali rappresenta tuttora una realtà apprezzata dai mercati. Lo abbiamo esposto con chiarezza al ministro Calenda».
Daria De Laurentiis