Hotel pieni nei ponti festivi «Buon segnale per l’estate»

Giovannelli di Federalberghi: «Il settore turistico è ripartito con entusiasmo» Sull’ospitalità: «Ucraini e vacanzieri possono coesistere. Strutture pronte»
PESCARA. Il turismo abruzzese è ripartito, dopo due anni di pandemia. «Risultati eccezionali tra Pasqua e Primo Maggio», dice Giammarco Giovannelli, presidente di Federalberghi Abruzzo, che parla anche di «grande entusiasmo» e «segnali promettenti» per l’estate, nonostante l’incertezza dovuta ai rincari della crisi energetica e alla guerra in Ucraina. Questo, proprio mentre le strutture ricettive abruzzesi si preparano a un’altra ondata di arrivi di profughi dal Paese invaso. Li accoglieranno, come hanno fatto con gli oltre 2.372 già ospitati in alberghi, campeggi e residence lungo quasi tutta la costa abruzzese e non solo. «Non prevediamo problemi in vista dell’estate: l’accoglienza degli ucraini e quella dei turisti possono coesistere», assicura Giovannelli. Del resto sono ancora almeno altri diecimila i posti letto non occupati tra quelli messi a disposizione per l’emergenza dagli imprenditori turistici abruzzesi. In totale sono infatti 281 le strutture ricettive che hanno risposto all’appello della Protezione civile regionale: 124 nel Teramano, 76 nell’Aquilano, 44 nel Chietino e 37 nel Pescarese.
LA RIPARTENZA DEL TURISMO
Secondo Giovannelli il turismo è abruzzese è ripartito. «Nel periodo da Pasqua al Primo maggio il settore è andato molto bene, con risultati eccezionali rispetto agli ultimi due anni quasi da zero a causa della pandemia, ma non ancora ai livelli da pre-Covid», commenta, «peccato per il tempo, che ha rallentato e fatto desistere qualcuno a raggiungere le nostre località, ma comunque si è potuto registrare un grande entusiasmo. Questo è un segnale positivo che fa ben sperare per i prossimi mesi».
Quindi ancora: «Ora dobbiamo impegnarci a mantenere una programmazione attenta con gli enti locali per le aperture delle stagioni turistiche estiva e invernale. Serve sempre più coordinamento con gli enti in campi come gli interventi infrastrutturali, le aperture di musei e punti di informazione turistica. Stesso discorso vale anche per i tornei sportivi, importanti per la destagionalizzazione, che in questi giorni hanno visto ripartenza positiva».
GUERRA E INCERTEZZA
Resta però l’incertezza, dovuta non al Covid, ma alla crisi energetica e alla guerra in Ucraina, che hanno prodotto anche l’aumento dei costi di gestione delle strutture turistiche. «I costi di gestione pendono come una spada di Damocle sulle nostre imprese e questo è un problema che dovremo affrontare», dice Giovannelli, «ora dobbiamo mantenere alto il livello di qualità e contemporaneamente non cedere alla tentazione di svendere il nostro prodotto. Ridurre i prezzi danneggerebbe infatti due volte le imprese: la prima rendendo difficile stare nei costi, la seconda creando un danno di immagine, dopo l’impegno portato avanti per posizionarci nel mercato e gli investimenti per avviare i tanti cantieri di riqualificazione delle strutture. Noi abbiamo già un rapporto qualità-prezzo elevato rispetto anche ad altre zone dell’Adriatico, dobbiamo elevare il livello dell’utenza, che deve riconoscere sia la situazione con le sue incognite, sia che non è mai venuta meno la qualità da parte delle strutture. La nostra non è una vacanza da saldi di fine stagione».
L’ACCOGLIENZA DEI PROFUGHI
Il presidente di Federalberghi Abruzzo continua sull’accoglienza dei profughi ucraini: «Immaginiamo altri flussi importanti in arrivo in regione e nelle strutture alberghiere che si sono messe a disposizione per l’ospitalità, grazie allo sblocco dei corridoi umanitari. Gli alberghi stanno facendo di tutto per accogliere gli ucraini nel modo migliore e per farli sentire in una grande famiglia. Offrono anche servizi che vanno al di là della convenzione con la Protezione civile e questo è grande motivo di orgoglio. Siamo in grado di fronteggiare gli ulteriori arrivi». Poi sui prossimi mesi: «No abbiamo particolari timori per il via della stagione turistica. L’accoglienza degli ucraini e quella dei turisti possono coesistere. Gli imprenditori sapevano a cosa andavano incontro quando hanno effettuato la scelta di rendendosi disponibili ad ospitare i profughi». (l.t.)

