Hotel Rigopiano, gli esperti: "La valanga e il disastro erano prevedibili"

21 Febbraio 2017

Uno staff di avvocati ed esperti incaricato dal sindaco e dal Comune di Farindola ha iniziato le indagini preventive e punta il dito contro le inadempienze della Regione: "Abbiamo raccolto dati scientifici ormai dispersi per portare a conoscenza dell'opinione pubblica le precise responsabilità non solo giuridiche, ma anche politiche che si prospettano"

FARINDOLA. "La Valanga era prevedibile. In Regione manca lo strumento previsto dalla legge, la Carta di localizzazione dei pericoli da valanga (Clpv)". Questo l'atto di accusa formulato questa mattina, in una conferenza stampa indetta nella sede del municipio di Farindola, dagli avvocati e dai professionisti che indagano, preventivamente, sulla tragedia Rigopiano in difesa del sindaco Ilario Lacchetta e del Comune. La Procura di Pescara ha aperto un fascicolo per disastro e omicidio plurimo, e lo staff di esperti lavorerà parallelamente alla giustizia.

"La valanga di Rigopiano era prevedibile scientificamente, così come erano prevedibili i suoi effetti disastrosi. Se solo la Regione Abruzzo si fosse dotata dello strumento scientifico, la Clpv come previsto dalla legge dal 1992, questo disastro non ci sarebbe stato", ha esordito l'avvocato Cristiana Valentini a nome del pool di avvocati ed esperti nominati per indagare preventivamente sul disastro avvenuto a Rigopiano lo scorso 18 gennaio. Il pool di difesa preventiva, oltre che dalla professoressa avvocato Cristiana Valentini, conta anche dell'avvocato Goffredo Tatozzi, dell’avvocato Massimo Manieri e di un gruppo di esperti nello studio delle valanghe: il professor Massimiliano Fazzini, climatologo; l’ingegner Giorgio Morelli, già responsabile MeteoMont Abruzzo; la guida alpina Maurizio Felici; l’ingegner Marco Cordeschi, esperto d’Ingegneria della Montagna, e il tecnico informatico Ettore Diodati. Gli avvocati Tatozzi e Valentini sono stati nominati dal sindaco di Farindola Lacchetta e dal tecnico comunale Enrico Colangeli, mentre l'avvocato Manieri dal Comune di Farindola. Una conferenza stampa, quella che si è tenuta stamattina alle 11 nella sala consiliare comunale, pensata per rendere note le evidenze scoperte dal pool di esperti.

"Abbiamo raccolto dati scientifici ormai dispersi, sottoposti poi alla disamina di alcuni noti esperti, raccolto documenti presso il competente Ufficio della Protezione Civile Regionale. Li divulghiamo - ha spiegato il pool di difesa - al preciso fine, coerente con il nostro mandato, di portare a conoscenza dell'opinione pubblica fatti di rilevante interesse generale, a cagione delle precise responsabilità non solo giuridiche, ma anche politiche che si prospettano. Dalle ortofoto prelevate dall’ingegner Marco Cordeschi sappiamo che, all’occhio dell’esperto e in data anteriore a quella della valanga, apparivano chiare e percettibili tracce di una valanga antecedente, mai censita sulla Carta Storica: lo stesso satellite e le stesse ortofoto, con le stesse elaborazioni che avrebbero dovuto essere fatte dalla Regione Abruzzo per realizzare la Carta di localizzazione dei pericoli da valanga, imposta dalla legge regionale n. 47 del 1992 e da quella data mai realizzata per inspiegabili ragioni, come focalizzato dall’ingegner Giorgio Morelli". Clicca qui per vedere la situazione a Rigopiano prima del 18 gennaio.

A più riprese la Regione, dal 1992 ad oggi - secondo quanto verificato dagli avvocati e dai professionisti incaricati di svolgere le indagini - ha dato incarico a più riprese per la realizzazione di questa importantissima mappatura del rischio, che però non è mai stata realizzata. "Sia la commissione valanghe comunale, quanto il Coreneva (la Commissione regionale neve-valanghe) non avevano alcuna possibilità di funzionare in assenza della mappatura Clpv", ha precisato infine l'avvocato Valentini.

Il sindaco: includere Farindola nel cratere sismico. «È necessario che il Comune di Farindola sia incluso nella zona del cratere sismico per avere una serie di agevolazioni ed è per questo che giovedì pomeriggio abbiamo convocato il consiglio comunale, durante il quale emergerà l'istanza di richiesta di entrata nel cratere sismico». Lo ha annunciato il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, a margine della conferenza stampa convocata per presentare l'indagine difensiva preventiva dell'amministrazione comunale sulla vicenda della valanga che ha travolto l'hotel Rigopiano con 29 vittime. «È un momento veramente difficile - ha spiegato il sindaco - noi abbiamo necessità di chiedere con determinazione alla Regione e al Governo che vengano attuate e attivate misure non convenzionali per il rilancio della nostra area. Prima ancora del turismo parlo dell'infrastrutturazione principale, parlo di viabilità, parlo delle scuole, parlo della sanità. Senza queste è impossibile garantire anche i diritti minimi della Costituzione a questi cittadini che sono stufi di essere considerati di serie B e che hanno tutto il diritto di avere queste risposte da chi ci amministra a livello sovraordinato».

Tanti incarichi e tanti soldi spesi. Dal 1992 ad oggi, in adempimento alla legge regionale 47 che istituiva la necessità della elaborazione della Carta della localizzazione delle aree che presentano pericoli potenziali di caduta di valanghe (Clpv), sono stati effettuati due studi poi non pubblicati e, solo nel 2014, la Carta Storica della Valanghe, elemento propedeutico al Clpv, mentre nel 2016 viene prodotta la Clpv per area campione. A rilevarlo, in conferenza stampa a Farindola (Pescara), è l'ingegnere Giorgio Morelli, già responsabile della Meteomont Abruzzo. «Nel 1994 - spiega Morelli - la Regione Abruzzo affida un incarico per un'area campione alla "Alpiconsult". Nel 1995 un nuovo incarico per la redazione della Carta storica delle valanghe viene affidata a "Cartographia" per 70 milioni di vecchie lire e poi prorogato nei termini: l'esito dello studio però non è ritenuto idoneo alla pubblicazione. Nel 2006 viene affidato un ulteriore incarico, sempre per la Carta storica delle valanghe, a "Collabora Engineering" per 100 mila euro, ma neanche questo studio alla fine viene pubblicato».