«Hotel Rigopiano in zona rossa, trascurato il rischio valanghe»

I periti in aula non hanno escluso gli effetti del sisma: l’evento del 2017 non era del tutto prevedibile E ribadiscono: la strada per il resort andava pulita con continuità, la vulnerabilità era molto elevata
PESCARA. Tre sono i punti chiave emersi dall’udienza di ieri sulla discussione della superperizia sul disastro di Rigopiano che il 18 gennaio del 2017 fece 29 vittime, rimaste sotto le macerie dell'hotel distrutto da una valanga.
Il primo riguarda la possibile concausa del terremoto che colpì quella zona la mattina del 18 gennaio; il secondo che quella zona doveva essere di rischio rosso per l’alta pericolosità valanghiva; il terzo, che quell'unica strada che portava all’hotel doveva essere sgombra e non diventare una trappola per ospiti e dipendenti del resort. Lo stesso resort che, peraltro, non avrebbe dovuto essere realizzato in quella posizione, e sotto quel canalone. A rispondere alle domande di accusa, difesa e parti civili, davanti al gup Gianluca Sarandrea che sta giudicando i 30 imputati con il rito abbreviato, i quattro esperti da lui stesso nominati per dirimere le opposte conclusioni dei consulenti della procura e della difesa.
Daniele Bocchiola, Claudio Giulio Di Prisco, Marco Di Prisco e Giovanni Menduni, seduti vicino al giudice, hanno risposto alle domande delle parti. Chiarimenti che, se potrebbero rivelarsi favorevoli a una larga parte degli imputati (l’effetto sisma sulla valanga), evidenziano anche delle mancanze dovute alla gestione della sicurezza valanghiva da parte degli enti preposti.
L’ALBERGO E IL TERREMOTO
«La zona dell'albergo», hanno detto i periti, «doveva essere considerata blu se non addirittura rossa e comunque degna di attenzione da parte degli enti sotto il profilo del rischio valanghe». Un passaggio emerso durante la trattazione della possibile ciclicità degli eventi valanghivi, che punta il dito sulla scarsa valutazione di tutta la questione della carta pericolo valanghe. Su domande dei pm Anna Benigni e Andrea Papalia, affiancati dal procuratore Giuseppe Bellelli, gli esperti hanno spiegato che, nel valutare la questione terremoto, hanno considerato quattro eventi sismici di magnitudo superiore a 5, verificatisi nelle ore che hanno preceduto il disastro e a una distanza massima di 50 chilometri dall’hotel, concludendo che non si può escludere che ci sia stato un effetto sisma indotto.
IL RAGIONEVOLE DUBBIO
Un argomento che introduce nel processo il tema del ragionevole dubbio sulle cause dell’innesco della valanga, favorevole a molti degli imputati. Gli esperti hanno confermato che all’atto del sisma non si è verificato nessun terremoto, ma hanno anche aggiunto che a distanza di 2 ore può verificarsi un accumulo di tensione sul manto nevoso e quindi «si possono avere più piani di frattura che si propagano: per cui ci può essere una rottura posticipata anche di ore».
LA STRADA IMPRATICABILE
Altro capitolo, la impraticabilità dell’unica strada che portava alla struttura. «Indipendentemente dal fenomeno sismico o valanghivo», hanno spiegato i periti, «in quella posizione, per provvedere a una qualsiasi urgenza, per procurarsi un farmaco o per un banale problema tecnico, prudenza avrebbe voluto che fossero stati approntati mezzi per tenere sgombra quella strada. Operare con continuità avrebbe mantenuto la strada libera. In caso di necessità bisognava subito chiedere aiuto anche all’Anas. A nostro parere, l’esercizio dell’hotel era che quella strada dovesse essere sgombra perché quell’hotel presentava un carattere di vulnerabilità molto elevato». E a loro dire, riferendosi al lavoro che avrebbe dovuto svolgere la Provincia e il Comune di Farindola, «la corrispondenza sul punto tra gestori e Provincia è significativa».
OSSERVAZIONI E CHIARIMENTI
Il giudice ha rigettato la richiesta delle parti civili di acquisizione della sentenza del tribunale di Milano (causa civile contro una compagnia di assicurazione da parte della proprietà dell’hotel sul risarcimento danni) che ha sostenuto il mancato nesso tra sisma e valanga, mentre ha acconsentito al deposito di osservazioni tecniche sulla superperizia da parte di esperti di accusa e parti civili. L’udienza è proseguita con le domande di chiarimenti delle difese sulle posizioni degli imputati riguardo ai tempi di realizzazione della carta valanghe e sull'iter dei bollettini meteomont.
SI TORNA IN AULA IL 23
La discussione sulla perizia si è conclusa in un’unica udienza. Saltano dunque quelle di oggi e domani e si andrà direttamente al 23 novembre, per una tre giorni in cui avrà inizio la requisitoria della pubblica accusa sul rito abbreviato, seguita dall'intervento delle parti civili. Si proseguirà il 14, 15 e 16 dicembre con le difese, per arrivare alla sentenza di primo grado a gennaio.

