I 20enni di oggi dovranno lavorare più di 46 anni

Ecco le simulazioni dell’Inps rispetto alla legge di Bilancio 2023 già approvata Le lavoratrici con almeno due figli potranno accedere a Opzione donna a 58 anni
Pensione sempre più lontana per i giovani che si affacciano oggi al mondo del lavoro. Un 20enne che inizia a lavorare adesso potrebbe andare in pensione tra i 64 ed i 68 anni; per un 30enne l'età della pensione potrebbe spostarsi fino a 72 anni. Simulazioni effettuate dall'Inps, a fronte della legge di Bilancio 2023 che ha apportato una lunga serie di modifiche al panorama pensionistico. E non solo. Novità anche sulla gestione di Quota 103, la proroga dell’Ape sociale e Opzione donna, ma anche il progressivo avvicinamento alla fine del Reddito di cittadinanza e le nuove modalità di erogazione dell’Assegno unico universale e del congedo parentale.
PENSIONE PER I GIOVANI
Secondo i calcoli dell’Istituto di previdenza, un ragazzo che si è appena laureato, poniamo a 24 anni, ed è entrato subito nel mondo del lavoro, dopo un anno di attività, numeri alla mano, potrà sperare di andare in pensione anticipata a 70 anni, ma deve aver accumulato, senza interruzione, contributi per almeno 46 anni e 4 mesi. Mentre la pensione di vecchiaia arriverà a 70 anni e sei mesi, con oltre 20 anni di contributi. Anche con meno di 20 anni di contributi, la pensione di vecchiaia si posticiperà di molto, ovvero fino a 74 anni e 10 mesi. La situazione migliora leggermente per i trentenni che potranno lasciare il lavoro a 70 anni con 20 anni di contributi, mentre per l’anticipata serviranno 45 anni di contributi versati, senza paletti anagrafici. I quarantenni che hanno iniziato a lavorare nel 2008, a 25 anni, potranno andare in pensione anticipata a 66 anni e 4 mesi di età e 20 anni di contributi effettivi. La pensione di vecchiaia, invece, arriverà a 69 anni e 6 mesi di età con 20 anni di contributi.
QUOTA 103
Per il 2023 Quota 103, la possibilità cioè di accedere alla pensione con 62 anni di età e 41 di contributi. Questi requisiti devono essere maturati entro il 31 dicembre 2023. Il tetto massimo dell’importo lordo non deve potrà essere superiore a cinque volte il trattamento minimo: 2.818,65 euro lordi al mese. L’Inps ha stabilito una data spartiacque: il 31 dicembre 2022. Chi ha maturato i requisiti necessari entro questa data potrà usufruire della prima finestra, quella del 1° aprile per i lavoratori privati e del 1° agosto per quelli pubblici. Sempre quest'anno i lavoratori potranno lasciare il posto tre mesi dopo che hanno maturato i requisiti, se privati, e sei mesi se pubblici.
OPZIONE DONNA
Il trattamento anticipato Opzione donna richiede almeno 35 anni di contributi. L'età anagrafica per le lavoratrici con almeno due figli è di 58 anni, per quelle con un solo figlio è di 59 anni e, infine, di 60 per chi non ha figli. Per accedere al trattamento anticipato, le lavoratrici devono assistere da almeno sei mesi uno o più parenti con handicap grave oppure avere un’invalidità riconosciuta di almeno il 7%. In alternativa devono essere state licenziate o essere dipendenti in un’impresa per cui è aperto un tavolo di confronto per crisi aziendale.
PEREQUAZIONE DELLE PENSIONI
La perequazione delle pensioni, nella legge di Bilancio, viene stabilita in termini percentuali facendo riferimento al trattamento minimo del 2022, pari a 525,38 euro. Ecco le percentuali: 100% per importi fino a quattro volte il trattamento minimo; 85% per importi fino a cinque volte il trattamento minimo; 53% per importi fino a sei volte; 47% per importi fino a otto volte il trattamento minimo; 37% per importi fino a 10 volte e 32% per importi complessivamente superiori a 10 volte il minimo. Dal 1° gennaio 2023 il Governo ha stabilito un ulteriore aumento degli assegni pensionistici e assistenziali che non superano il trattamento minimo.
REDDITO DI CITTADINANZA
Graduale stop al Reddito di cittadinanza a partire dal 2023. La Manovra, infatti, ha confermato un limite massimo di 7 mensilità per l’anno in corso, mentre dal 2024 il sussidio sarà abolito. I beneficiari con un’età compresa tra i 18 e i 65 anni di età saranno vincolati a un periodo di formazione obbligatorio di almeno sei mesi, che nel caso non venga svolto porterà alla perdita del diritto all’agevolazione.

