I balneatori: con il porto spiaggia a rischio erosione

9 Maggio 2015

L’allarme di tre sindacati: «Sarà un doppione inutile del Marina di Pescara» Aliano contro Maragno: Montesilvano penalizzata, nessuna azione per il turismo

SANT’ANGELO. «Un enorme abbaglio» del Comune di Città Sant’Angelo, «un doppione costoso e inutile» del Marina di Pescara, «un pericolo evidente» per la spiaggia a rischio erosione. Per tre sindacati dei balneatori, Fiba-Confesercenti, Fab-Cna e Assobalneari-Confindustria, il porto turistico di Città Sant’Angelo, alla foce del fiume Saline, è un’opera senza futuro. Inizia a decorrere da oggi il mese di tempo in cui il sindaco di Città Sant’Angelo, Gabriele Florindi, dovrà convocare la conferenza dei servizi per raccogliere i pareri di 34 enti e questo periodo decisivo si apre con la presa di posizione dei balneari che bocciano senza appello l’atollo per 650 barche e chiedono all’amministrazione di «fermarsi».

Progetto ignorato. Il 7 maggio scorso sono finiti i due mesi di tempo per visionare il progetto e presentare le osservazioni – 24 elaborati compresa una relazione di 115 pagine per quasi un chilo di carta – ma nessuno, tranne che il consigliere regionale del M5S Domenico Pettinari, ha controllato quelle carte che parlano di lavori per 36 milioni di euro, che analizzano le correnti marine con una diga piazzata a oltre 500 metri dalla spiaggia e che ipotizzano un giro d’affari spalmato in 30 anni di gestione.

Dubbi dei balneatori. I sindacati dei balneatori hanno le idee chiare lo stesso: «I nostri dubbi nascono dal sito prescelto che presenta una serie di criticità sotto l’aspetto ambientale a causa dell’inquinamento del Saline. Movimentando i sedimenti, infatti, si potrebbero innescare effetti pericolosi sulla qualità delle acque e, dunque, sulla loro balneabilità», dicono Mario Troisi (Fiba), Cristiano Tomei (Fab) e Ottavio Di Stanislao (Assobalneari). Il progetto dell’opera, presentato dalla Prim, ditta con sede amministrativa a Londra, parla dell’uso di un materiale speciale, il geotessile, che sarà steso sul fondale per evitare di muovere i sedimenti. «La costruzione di una tale opera, inoltre, opererebbe uno stravolgimento delle correnti marine che potrebbero accentuare il fenomeno erosivo, che colpisce la costa. Per le strutture balneari dei comuni limitrofi quest’opera rischia di essere un pericolo evidente», dicono i balneari. Invece, il progetto promette, almeno per Città Sant’Angelo, «una drastica riduzione per non dire scomparsa dei fenomeni erosivi in atto».

Giro d’affari. I balneatori dicono che «non si è a conoscenza del business plan che possa giustificare un tale tipo di investimento». Nella relazione che accompagna il progetto si dice che l’opera sarà pagata per metà da banche e finanziarie e per l’altra metà con la vendita e l’affitto dei posti barca, un affare che secondo le stime della Prim in 30 anni può valere 114 milioni di euro.

Aliano contro Maragno. Chi vede nel porto un’occasione per il turismo, ma nel posto sbagliato, è il consigliere di Montesilvano Anthony Aliano. Al sindaco Francesco Maragno che non si è sbilanciato, Aliano dice: «Ancora una volta si registra la più assoluta latitanza di Maragno, troppo impegnato a premiare simpatiche vecchiette centenarie e a proiettare dati di bilancio oltremodo sconfortanti. Un unico rammarico: vedere Montesilvano – 60 mila abitanti per chilometri di spiaggia – nuovamente relegata nei bassi fondi delle realtà urbane locali, ancora mortificata dalla lodevole intraprendenza del sindaco di Città Sant’Angelo, scarsi 15 mila abitanti per appena 600 metri di spiaggia. A Florindi intimo amichevolmente di contribuire alla dotazione di infrastrutture turistiche dell'area Saline/Piomba nella quale vi è la più alta concentrazione di posti letto di tutta la Regione. Un’altra occasione persa», dice Aliano che già prevede la fine dell’amministrazione Maragno, «non si disperi Montesilvano che ben presto tornerà ad assumere un ruolo di protagonismo che le compete: lo faremo noi. Magari presto. Anzi, meglio, al più presto». Aliano è certo: «Osare è l’unica soluzione utile per salvare gli enti locali dalla crisi. E il porto turistico ben può essere annoverato tra quelle azioni utili quanto necessarie per risollevare, o quantomeno provarci, le sorti di turismo e commercio ormai al collasso. Basti pensare ai riflessi positivi sull’occupazione. Non dobbiamo dimenticare che grandi hotel sono costretti a chiudere in inverno».

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