I bambini ricordano i nove partigiani uccisi a Colle Pineta

Alla cerimonia, con il sindaco Masci, anche il collega di Chieti «I loro nomi vivono ancora grazie al culto della memoria»
PESCARA. Si chiamavano Nicola Cavorso, Vittorio Mannelli, Raffaele Di Natale, Beniamino Di Matteo, Pietro Cappelletti, Alfredo Grifone, Aldo Sebastiani, Stelio Falasca, Aldo Grifone i nove partigiani della banda Palombaro uccisi l’11 febbraio del 1944 da un plotone d’esecuzione tedesco.
Ieri mattina i loro nomi, a simboleggiare il passaggio del testimone della memoria, sono stati scanditi dai bambini della scuola elementare che porta il nome di quel tragico anniversario, “11 febbraio 1944” dell’istituto comprensivo 7. Alla cerimonia, con l’esecuzione dell’Inno nazionale e la corona d’alloro posta ai piedi del cippo dedicato ai martiri di Colle Pineta, hanno partecipato i sindaci di Pescara e Chieti, Carlo Masci e Diego Ferrara, il prefetto Giancarlo Di Vincenzo, il vicepresidente del Consiglio comunale Berardino Fiorilli, il vicesindaco e assessore alla pubblica istruzione Gianni Santilli, i rappresentanti delle forze dell’ordine, delle Forze armate e delle associazioni combattentistiche e d’arma e, appunto, i bambini della scuola con la dirigente Rossella Di Donato.
Presente, come detto, anche il sindaco di Chieti con il gonfalone della città: «Vengo con grande emozione a questa cerimonia», ha detto Ferrara, «perché la memoria che qui si coltiva appartiene anche a noi. Sono passati 78 anni dall’uccisione dei partigiani di Colle Pineta. Avevano tra i 17 e i 30 anni , e sono diventati i Martiri di Colle Pineta, perché furono prima rinchiusi e torturati nelle carceri di San Francesco a Chieti, in seguito condannati dapprima all'impiccagione e, per finire, fucilati nel fiore degli anni qui, davanti a un plotone di esecuzione che forse era composto di altrettanti giovani uomini. L'11 febbraio del 1944 questa collina fu l’ultima cosa che videro e i loro corpi furono gettati e seppelliti proprio nei pressi di questo cippo intorno a cui oggi si raccolgono le nostre città e dove, grazie alla sensibilità e al culto della memoria di questa scuola, i loro nomi continuano a vivere ancora oggi».

