I cittadini: abbiamo paura serve un presidio di polizia

La rabbia di residenti e negozianti. Il barista ferito: «Sono vivo per miracolo»
PESCARA. «Sono vivo, questo conta. Sono contento di come sono andate le cose. Se mi prendeva in faccia e sugli occhi con quel gancio, non sarei qui a raccontarlo. Sono vivo. Vivo per miracolo. Ringrazio la polizia che è arrivata subito e lo hanno preso».
Parla d’un fiato, quasi a esorcizzare la paura, Pantaleone Palladinetti, 85 anni, conosciuto da tutti come Lucio, che ieri mattina, il giorno dopo l’aggressione del folle che lo ha colto di sorpresa e ferito all’orecchio con una specie di spranga, era di nuovo dietro al bancone del bar aperto 50 anni fa a corso Vittorio.
È l’ultimo di una serie di episodi di violenza che si registrano nel cuore della città e che fanno diminuire la percezione di sicurezza dei cittadini, che ora chiedono a gran voce presidi fissi delle forze dell’ordine, telecamere e potenziamento della sorveglianza. Tre giorni fa una rissa tra nigeriani che si sono presi a bottigliate rotte e uno di loro è finito in ospedale, sanguinante. Agli inizi di luglio due persone, un francavillese e uno straniero del Mali, si sono accoltellati in piazza Santa Caterina. E il clima di tensione e paura sale, in centro.
Ha preparato caffè e sciacquato bicchieri, come fa ogni giorno, accanto ai figli Enzo e Vittorio. E ha risposto con calma alle tante domande dei clienti che gli chiedevano: «Come stai?». «Mi è andata bene», è stata la risposta alla piccola folla di gente preoccupata che entrava e usciva dal bar Lucio, un’istituzione tra il centro e la zona della stazione.
«Se ho avuto paura? In quel momento non ci pensi», ha ripercorso l'ottuagenario che nella vita ne ha «passate tante», «quando l'ho visto entrare come una furia con quel gancio in mano diretto verso di me, ho solo pensato a girarmi d'istinto altrimenti mi avrebbe preso in faccia, sugli occhi» ha raccontato mimando le cinque dita in verticale sul viso, «mi colava il sangue addosso, di questo ero preoccupato».
Sotto shock, l'ex barista di Camplone («lavoravo già a 10 anni»), in apparenza sereno e forte come sa essere un vero capofamiglia, sostiene di «non averlo mai visto prima».
Una «mina vagante, piena di livore e rabbia» così Enzo ha descritto lo sconosciuto, preso dalla polizia. Restano ignoti i motivi dell'assalto al bar e dell'aggressione all'anziano signore. Nella zona del terminal, proprio di fronte al bar Lucio, bazzicano balordi, ubriachi e tossici.«Ci capitano soggetti alterati dall'alcool e drogati», annotano i Palladinetti «ma mai una ferocia simile. Poteva finire in tragedia. Però c’è troppa gente in giro a far nulla. L’alcool scorre a fiumi al terminal. E l’alcool, come la droga, mista a questo caldo, fa impazzire le persone. Gli angoli delle strade sono pieni di bottiglie rotte Gli anziani percepiscono il disagio e hanno paura perché si sentono indifesi, impotenti. Da quando c’è stato lo stupro al terminal, l’estate dello scorso anno, è stata una escalation di violenze in giro per la città. Spero che le istituzioni che devono muoversi non stiano aspettando che ci scappi il morto». «Perché accadrà», ne è convinto Michele Pacifici, titolare della tabaccheria a fianco al bar Lucio, lungo corso Vittorio Emanuele, «e poi si che sarà una emergenza. Ma perché chi si deve muovere non lo fa, prima che si arrivi all’emergenza?». Promossa dai commercianti di corso Vittorio, la proposta del M5S, di portare l’esercito in città: «Si, ci vuole l’esercito», concordano gli esercenti, «oppure un posto fisso delle forze dell’ordine nella zona del terminal dove i bivacchi sono incontrollabili. Il controllo deve essere costante, non serve a nulla fare un giro e andare via. Appena gli agenti vanno via, torna tutto come prima». Al Comune, i commercianti mandano a dire che «ci vuole una ordinanza che vieti alla gente di bere per strada». E chiedono il «ripristino della vigilanza armata privata nell’area di risulta, così la sera si ha meno paura a girare per strada».Un altro allarme è stato lanciato da Gemma Andreini, presidente di Fidapa, che racconta di essere stata «accerchiata da una decina di parcheggiatori abusivi allo stadio. Sono rimontata in macchina e scappata».

