I cittadini: restate, ma accorciate gli orari

2 Marzo 2022

I residenti ribadiscono il diritto al sonno. Negozianti e passanti: «È necessario il rispetto reciproco»

PESCARA. Anticipare gli orari della movida con sconti sugli apericena. Oppure trovare un compromesso tra le esigenze dei locali di piazza Muzii, via Battisti e dintorni che ieri hanno celebrato il “funerale del commercio” per la seconda sera consecutiva, e i residenti del distretto centrale del food&beverage che chiedono di poter dormire la notte. E se i giovani frequentatori delle notti in strada col calice in mano vorrebbero trasgredire almeno fino alle tre e mezzo di notte, i residenti sono disposti a cedere non oltre l’una. L’umore dei cittadini è assai vario sulla questione, ma tutti sono concordi nel chiedere la vigilanza in borghese tra la folla, pubblica o privata.
Ada De Filippo e Alessandra Anzini osservano i manifesti funebri appiccicati sulle vetrine e sulle fioriere in piazza Muzii e suggeriscono: «A Roma chi fa l'aperitivo cenato entro le 21 paga la metà. Farlo anche a Pescara, accorciando gli orari della movida, accontenterebbe tutti, gestori, clienti e residenti». «Se cambi le regole la gente si adegua», conferma Marcella Scabissi, dottoressa del 118 a Penne, «in via Battisti vivono colleghi medici che la notte non riescono a dormire per il trambusto sotto le finestre. Sì alla movida, ma non oltre l’una. Ci vuole buon senso. Quanto alle risse, spesso ci chiamano anche prima che accadano e che qualcuno si faccia male. Ma non certo possiamo inviare le ambulanze medicalizzate preventivamente, servono per i codici rossi».
A un campanello lungo via Battisti risponde un medico chirurgo, A.L.: «La mattina sono in sala operatoria e la notte ho bisogno di dormire. Ma qui sotto, soprattutto d’estate, è uno schiamazzare fino alle 4, anche con i locali chiusi c’è chi continua a bere, fare a botte e, addirittura, giocare a pallone tra la folla. Alle finestre salgono anche gli odori delle droghe. I tavoli bloccano i portoni ostacolando l’accesso anche alle carrozzine con i bimbi. La movida fino all’una è accettabile, non oltre. Ci vorrebbero più controlli dopo la mezzanotte, e non prima di cena. Questa via dovrebbe avere più negozi che locali, in questi giorni ci stiamo riposando».
Federica M. ha il cuore a metà. È residente nella zona ma anche commerciante: «È necessario il rispetto reciproco. Non si può mandare altrove chi, dall’interno o da fuori, viene a Pescara per spendere. Quando si spengono le luci la città turistica muore, ma diventa anche pericolosa per i residenti che girano per le vie al buio. Suggerisco ai titolari dei locali una campagna per attirare i clienti in anticipo sugli orari consueti, e ai residenti di mettere i doppi vetri alle finestre». È salomonica Stefania Mosca, dei Colli: «Tutti hanno diritto sia al divertimento, sia al riposo. Mezzanotte è presto, chiudere i locali alle 2 forse metterebbe tutti d'accordo».
Rossella, residente in viale Bovio, fa la spesa in centro: «Capisco le ragioni dei commercianti, ma ho amici qui in piazza Muzii che la notte non dormono tra fracassi e zuffe. Ho visto io stessa somministrare alcool ai ragazzini, la colpa è di chi non rispetta le regole quindi sarebbero necessari maggiori controlli in borghese». Anna, Clara, Mariangela e Cesidio, un po’ pescaresi di via De Amicis e un po’ dell'hinterland, suggeriscono equilibrio tra le parti: «Ci sono le famiglie dietro le attività commerciali, hanno diritto di lavorare anche fino alle 3 e mezzo. Non ha senso anticipare la movida, tanto chi vuole bere e schiamazzare lo fa anche portandosi dietro una bottiglia da casa. Non si può spegnere una città per pochi facinorosi».