I contagi Covid si moltiplicano E il pronto soccorso si intasa

8 Luglio 2022

Il servizio di assistenza domiciliare (Usca) si è interrotto a fine giugno. E i pazienti vanno in ospedale Solo ieri mattina, 40 positivi in attesa. E il virologo Fazii incalza: «Mascherina decisiva al chiuso»

PESCARA. Il pronto soccorso, già sovraffollato tra malori e incidenti con le temperature torride, è andato ulteriormente in affanno con l’aumento degli accessi di pazienti Covid o asintomatici dopo la chiusura delle Usca ( Unità speciali di continuità assistenziale) di Pescara, Penne, Scafa, Cepagatti e Montesilvano. Solo nella mattinata di ieri la struttura di emergenza di via Fonte Romana ha registrato gli ingressi di una quarantina di persone potenzialmente contagiate e sottoposte a monitoraggio.
Il virologo Paolo Fazii, direttore del laboratorio di Virologia e Microbiologia della Asl di Pescara, mette in guardia sulla circolazione del virus in modalità asintomatica: «Tanta gente va in giro non sapendo di avere il Covid e allarga la base degli infetti». E rilancia l’appello a «usare la mascherina negli ambienti chiusi».
Sino a fine giugno i 30 medici (principalmente neolaureati e specializzandi) delle Usca della Asl pescarese si occupavano di assistere a domicilio, su segnalazione dei medici di base, migliaia di pazienti fragili: anziani con varie patologie, ma anche giovani contagiati dal virus, che ricevevano medicine, terapie e antivirali e solo questi ultimi dopo rigorosi controlli in ospedale. Poi lo stop del servizio a livello nazionale e la situazione precipita anche localmente.
Lancia l'allarme Antonella Raducci, medico chirurgo ed ecografista in forze nelle Usca territoriali e in un ospedale di Bologna: «Gli accessi al pronto soccorso sono di molto aumentati principalmente a causa delle chiusura delle Usca. Il primo giorno 18 persone sono arrivate in pronto soccorso, con diagnosi di Covid, inviate dalla medicina generale, che non hanno trovato l’appoggio delle Usa. Successivamente sono arrivate 55 richieste di somministrazione di anticorpi monoclonali e antivirali che si può eseguire solo al day hospital Covid (tutte improprie, tranne 6).Questa è la situazione Covid gestita dai medici senza l’ausilio delle Usca, chiuse per carenza di fondi».
Le unità erano operative fino a qualche giorno fa dalle 8 alle 20 con tre medici a turni di sei ore. «Il nostro servizio», prosegue la dottoressa Raducci, «è sempre stato un ponte tra la medicina di base e il pronto soccorso. Ora che la malattia è un po’ più lieve, le Usca sono ancora più importanti, perché i nostri medici che conoscono l'approccio terapeutico vanno ad alleggerire il carico al dipartimento di emergenza e agli stessi medici di famiglia che devono seguire, ciascuno, migliaia di pazienti, anche allettati o non deambulanti, che non possono recarsi in nessuna struttura sanitaria». Quelli che restano senza il supporto delle Usca intasano il pronto soccorso. Una situazione che la Asl ben conosce e, «per tale ragione», rivela la dottoressa Raducci, «in queste ore ci chiede di continuare il lavoro, seppur a metà compenso e con orari ridotti. Stiamo riflettendo sul da farsi, è uno sforzo economico che non tutti possono accollarsi, fermo restando che il servizio diminuirebbe la pressione ospedaliera».
Preoccupa l’analisi del virologo Fazii: «Sembra non esserci la voglia di prendere le contromisure, l’uso della mascherina dovrebbe tornare obbligatoria negli ambienti chiusi. O si rischia un’ascesa dei contagi, una situazione in continuo peggioramento fino all’inverno. Omicron è altamente infettante, al momento non registriamo casi di variante indiana in Abruzzo ma non ne escludo presto l'arrivo».