I creditori “processano” l’Aca

Maxi adunata nell’aula Alessandrini, scontro sulle percentuali e via al voto per dire sì al concordato
PESCARA. Dai 500 euro vantati dal professionista ai 15 milioni di credito che la grande azienda di energia elettrica vanta dall’Aca, dal piccolo artigiano arrivato nell’aula per approvare o bocciare il piano agli avvocati di importanti studi nazionali schierati dalle banche o dalle aziende.
Cento creditori nell’aula Alessandrini. E’ andata in scena nell’aula Alessandrini del tribunale la fase più delicata del concordato in continuità dell’Aca: l’adunanza dei creditori, un centinaio di persone che ieri hanno affollato l’aula di rappresentanza del tribunale perché tutte le altre del palazzo di giustizia erano troppo piccole per contenere i grandi numeri. A guidare la convocazione il giudice Anna Fortieri accanto al commissario giudiziale Guglielmo Lancasteri mentre più in basso il “banco” della società, il presidente dell’azienda Vincenzo Di Baldassarre seduto accanto al suo pool di professionisti: l’avvocato Sergio Della Rocca, il commercialista Andrea Di Prinzio e il collega Giuliano Pilone. “Spalti” gremiti, invece, per i creditori che complessivamente sono 120 ma che, ieri, non erano tutti nell’aula Alessandrini perché dietro le convocazioni ci sono, poi, le strategie: c’è chi partecipa per ascoltare e chi semplicemente per farsi un’idea, c’è chi diserta, chi vota e chi esprimerà la propria preferenza alla proposta di concordato per posta. Alla fine dell’udienza di sei ore i voti favorevoli sono stati circa 16 milioni contro i circa 6 milioni contrari: un dato di partenza perché i voti di “peso” non sono stati tutti espressi e arriveranno per posta. L’esito finale si saprà tra 20 giorni.
Il commissario spiega: ecco le cause del dissesto. E’ stato Lancasteri a parlare per primo alla platea e a riassumere in tre punti perché l’Aca è arrivata al dissesto e cosa propone per tenersi a galla e pagare i creditori. «A causa di una disorganizzazione e di una cronica mancanza di gestione del credito», ha detto Lancasteri passando, poi, per la «mancanza di un sistema oggettivo e premiante nella selezione e nella gestione del personale» per terminare con l’ombra che negli ultimi dieci anni ha accompagnato la gestione dell’Aca: «La notoria influenza della politica», ha detto Lancasteri. E come potrà l’Aca fare fronte ai circa 105 milioni di euro di debiti tra chirografari (95 milioni) e privilegiati (scarsi 9 milioni)? «Attraverso l’estinzione del contenzioso Ato, il controllo del personale, la riscossione dei crediti», ha detto il commissario elencando qualche punto della proposta in cui i privilegiati saranno pagati integralmente e i chirografari al 60.38% con un’oscillazione fino al 56.16% in sede di esecuzione.
La forbice di pagamento accende l’aula. Un forbice che è bastata ad animare la platea iniziando dal commercialista Giancarlo Liberarti, per la Di Vincenzo spa creditrice di 9 milioni, che ha fatto notare al giudice «l’indeterminatezza della percentuale» seguito poi dall’avvocato Biagio Giancola, legale di una serie di società. All’Aca è spettato il compito, così, di chiarire quei punti di scarto. «Il nostro obiettivo è di conservare la percentuale più alta», ha detto Della Rocca, «ma avvertiamo che la proposta può scendere».
Una tesi che è stata accolta dal giudice Fortieri che ha richiamato la giurisprudenza e ha lasciato inalterata quella forbice aprendo quindi il voto. Le preferenze vengono espresse solo dai chirografari che sono 88 e non dai privilegiati che già sanno che verranno pagati al 100%. Il voto è iniziato ieri ma è nei prossimi venti giorni che si saprà se il concordato dell’Aca sarà accolto.
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