«I disabili dimenticati da tutti» Appello di Ferrante al ministro

6 Aprile 2023

Il presidente di Carrozzine determinate denuncia: «Difficile trovare lavoro e casa, problemi a scuola» L’accusa: «Le pensioni? Troppo basse: da 290 a 650 euro. E manca il piano per abbattere le barriere»

MONTESILVANO. Il ministro per le disabilità Alessandra Locatelli arriva in Abruzzo e il presidente dell’associazione Carrozzine determinate Claudio Ferrante prende la parola e le canta alla Regione e al Governo nazionale. È accaduto ieri mattina a Teramo dove si sono tenuti gli Stati generali delle politiche per le disabilità e per il sociale, un appuntamento promosso dall’assessorato regionale e al quale era state invitate anche le principali associazioni abruzzesi che operano nel settore della disabilità. Tra i presenti anche Ferrante, in duplice veste di presidente dell’associazione montesilvanese e delegato della Cgil per l’Abruzzo e il Molise, che dopo aver ascoltato l’intervento degli esponenti regionali e del ministro, ha preso la parola per rappresentare alla politica tutti i problemi vissuti quotidianamente dai portatori di disabilità.
«Iniziamo dalle politiche lavorative. La legge 68 è un fallimento perché la realtà dei fatti è che l’80 per cento delle persone con disabilità non ha un lavoro», ha evidenziato Ferrante. «A questo si aggiunge che le pensioni di invalidità in alcuni casi sono di appena 290 euro e solo in pochi arrivano a 650 euro. Significa povertà estrema. E come pretendiamo di costruire una famiglia? Passando alle politiche abitative, poi, non c’è possibilità di trovare un’abitazione perché da un lato è difficile trovarla senza barriere architettoniche e dall’altro nessuno le affitta ai disabili perché c’è il timore che poi non possano essere sfrattati. Per cui c’è un vero e proprio stigma. Per non parlare delle case popolari che hanno barriere, così come manca un piano politico abitativo per le persone con disabilità. E ancora, gli alunni con disabilità iniziano la scuola almeno un mese dopo rispetto ai loro compagni, perché manca il trasporto, l’insegnante di sostegno o l’assistente specifico. Questa è violazione dei diritti umani».
Un vero e proprio “j’accuse” che non ha risparmiato neanche la Regione Abruzzo. «La Regione deve assolutamente modificare, cambiare e incrementare le politiche inclusive», ha aggiunto. «Ogni giorno noi dobbiamo fare una battaglia per rendere accessibile un nuovo lavoro pubblico, nonostante esista una legge ormai da quasi quarant’anni. La stessa Regione è fuori legge perché non ha approvato il piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Ci serve una svolta». I toni della discussione si sono poi accesi quando il presidente dell’associazione Carrozzine determinate - che recentemente è stato anche nominato cavaliere al merito della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella per il suo impegno nelle battaglie per la disabilità -, ha affrontato il problema dei lunghi tempi burocratici per l’ottenimento di protesi e ausili. «Per avere una carrozzina ci mettiamo un anno perché c’è un farraginoso percorso burocratico: prima il medico di famiglia, poi lo specialista che troviamo dopo 8 mesi, per cui andiamo a visita e poi altri 8 mesi per il collaudo. Abbiamo una situazione drammatica. Io non lo dico per polemizzare, ma perché voglio essere costruttivo».
A quel punto l’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, ha replicato alle affermazioni di Ferrante dichiarando che «siamo la prima Regione ad aver tagliato la burocrazia». Ma Ferrante ha risposto seccamente: «Mi dispiace ma noi non ce ne siamo accorti», ha detto. Il clima si è fatto teso e a sostenere le parole dell’assessore è intervenuto anche il direttore generale della Asl di Teramo Maurizio Di Giosia. A quel punto il ministro ha ripreso la parola invitando Ferrante a continuare nel suo discorso evitando il botta e risposta. «C’è una buona interlocuzione con la Regione», ha commentato Ferrante a margine dell’incontro, «e dopo la discussione sono stato convocato dall’assessore Verì per affrontare insieme alcuni aspetti, perché è rimasta colpita dalle mie affermazioni. Così come chiederò al ministro Locatelli, che ringrazio per averci dato la parola, di essere convocato a Roma. Siamo stufi di sentire sempre e solo belle parole. È arrivato il momento di un cambio di passo sociale, politico e culturale».
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