I giudici annullano il concorso per vigili: si ripetono gli esami

Il Consiglio di Stato ha confermato la decisione del Tar «Violato l’anonimato, prove da rifare per 80 concorrenti»
PESCARA. Gli esami del concorso per vigili urbani che si è svolto nel 2019 si devono rifare da capo. Lo ha confermato il Consiglio di Stato, che ha respinto i ricorsi presentati dal Comune e da alcuni concorrenti contro la sentenza del Tar del 28 gennaio 2021 con cui erano state già dichiarate nulle le prove.
Una vittoria per i partecipanti non ammessi allo svolgimento degli esami orali e per i loro avvocati Cesidio Buccilli e Marcello Angelo Di Iorio, che avevano presentato ricorso lamentando, tra le varie cose, la violazione del principio dell’anonimato durante gli scritti.
Ora la graduatoria, redatta dopo il concorso per assumere subito 15 vigili a tempo indeterminato e successivamente altri 30, è nulla e lo scritto e l’orale dovranno essere ripetuti per gli 80 concorrenti ammessi dopo le preselezioni. Nel frattempo, verranno annullate anche le proroghe dei contratti a tempo determinato, per due agenti, stilati in base alla graduatoria ora annullata definitivamente.
Così, il Consiglio di Stato ha confermato in toto la sentenza già emessa precedentemente dal Tar. Tutto è partito il 18 novembre del 2018, quando il Comune ha approvato il bando di concorso pubblico per la copertura di un posto di istruttore di vigilanza (vigile urbano) a tempo indeterminato e pieno. Successivamente i posti da coprire sono stati portati a 15.
Ma, appena concluso il concorso, alcuni partecipanti, non ammessi allo svolgimento delle prove orali, hanno impugnato gli atti della procedura concorsuale, lamentando, come primo motivo, la violazione del principio dell’anonimato perché nei codici a barre consegnati ai partecipanti alle prove scritte (da applicare su ciascuno dei fogli consegnati dalla commissione per l’esame e sulla scheda anagrafica da compilare) figurava anche un codice numerico eccessivamente corto (composto da non più di quattro cifre) e dunque riconoscibile e facilmente memorizzabile.
Così, il 28 gennaio 2021, il Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso, ritenendo giusta la contestazione in merito alla violazione del principio dell’anonimato. In base a questa tesi i concorrenti sarebbero stati riconoscibili e alcuni avrebbero potuto essere favoriti dalla commissione. I giudici hanno dunque annullato la graduatoria finale, nonché gli atti della procedura del concorso, a partire dalla fase di svolgimento delle prove scritte e disponendo la ripetizione degli esami, previa nomina di una nuova commissione esaminatrice.
Successivamente, sia il Comune, sia alcuni dei candidati risultati idonei hanno chiesto la riforma della sentenza del Tar. Ma i ricorsi sono stati respinti. «Le conclusioni cui è giunta la sentenza appellata devono essere confermate», hanno scritto i giudici del Consiglio di Stato, «l’anonimato è la condizione che garantisce, nelle procedure concorsuali per l’assunzione di pubblici dipendenti, il rispetto del principio di imparzialità e di parità di trattamento dei candidati. Le condotte che pongono in pericolo l’anonimato costituiscono anche condotte di lesione dell’imparzialità e della par condicio. Il che significa che non è necessario accertare se la violazione dell’anonimato si sia effettivamente determinata, essendo sufficiente la messa in pericolo dell’obiettivo tutelato».
Inoltre, il Consiglio di Stato ha respinto l’eccezione avanzata dal Comune della mancata impugnazione della delibera di giunta con cui è stata disposta l’assunzione a tempo determinato di 30 vigili per 12 mesi, attingendo dalla graduatoria annullata. «Come correttamente deciso dal primo giudice», è scritto nella sentenza, «l’eccezione è infondata».
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