I locali da ballo sono allo stremo «Siamo gli unici ancora chiusi»

PESCARA. «La situazione è drammatica, siamo allo stremo». Aldo Bertoni, alla guida del sindacato locali da ballo della Confcommercio, si augura che arrivino presto notizie da Roma, dal consiglio dei...
PESCARA. «La situazione è drammatica, siamo allo stremo». Aldo Bertoni, alla guida del sindacato locali da ballo della Confcommercio, si augura che arrivino presto notizie da Roma, dal consiglio dei ministri, sugli aiuti alla categoria, per i quali si attende il via libera. «Dopo due anni di lockdown, avevamo riaperto il 15 ottobre, l’anno scorso, ma poi i nostri locali sono stati chiusi nuovamente a partire dal 25 dicembre. Lo stop è stato annunciato fino al 31 gennaio ma non è escluso che ci siano altri provvedimenti», prosegue Bertoni ricostruendo un periodo che è stato tutto in salita.
La chiusura delle attività è stata imposta «nel momento più importante dell’anno, quello delle feste di dicembre, a Capodanno, mentre i ristoranti hanno continuato a lavorare e fatto musica, consentendo ai clienti anche di ballare. Noi siamo gli unici ad essere chiusi», fa notare il rappresentante di categoria dicendo che i locali da ballo sono diventati «il capro espiatorio». Le considerazioni degli esperti fanno presupporre che «tutti, prima o poi, saremo contagiati dalla variante Omicron. Ce lo beccheremo tutti, il virus, quindi direi che è inutile tenerci chiusi», conclude Bertoni augurandosi l’arrivo della notizia dei ristori da Roma e sperando in «ristori degni», considerando le perdite subite. «Molti hanno chiuso per sempre, circa il 30 - 40%» e per chi punta a riprendere «c’è l’aspettativa della cassa integrazione guadagni, che può essere utile», dice.
Per i lavoratori del settore, il sindacato italiano lavoratori dello spettacolo (Sils), rappresentato in Abruzzo da Claudio Corna, ha «chiesto al ministero di ristorare gli addetti con una somma mensile pari a mille euro ciascuno, per tutti i periodi di chiusura», e sono stati tutt’altro che brevi considerato che «siamo stati i primi a chiudere e gli ultimi a riaprire», dall’inizio della pandemia, «e ora siamo gli unici chiusi». Insomma «è il settore più colpito», dice Corna facendo notare che a livello regionale sono circa 30mila le persone che ruotano attorno al settore, partendo da discoteche, locali da ballo, balere, locali di intrattenimento e poi performer, fonici, tecnici delle luci nei teatri e altro ancora.
L’ultimo decreto di chiusura, arrivato la notte tra il 24 e il 25 dicembre, ha inferto «un colpo quasi mortale» perché è stato adottato «senza preavviso, nonostante i contagi, quando gli imprenditori avevano già organizzato gli appuntamenti di fine anno investendo sulla spesa, sui lavoratori e sugli artisti, cioè stipulando i contratti». E d’un tratto si è saputo che andava annullato tutto.
«Considerato che per la prima volta le nostre richieste arrivano a Roma», dice ancora, «siamo fiduciosi sul fatto che possano essere accolte». (f.bu.)

