«I maschi educati dalle famiglie a non porgere l’altra guancia»

PESCARA. Giuseppe Orfanelli, 79 anni, psicologo e criminologo, docente di psicologia giuridica e generale a Scienze dell’Investigazione dell’università dell’Aquila, perché i maschi si picchiano,...
PESCARA. Giuseppe Orfanelli, 79 anni, psicologo e criminologo, docente di psicologia giuridica e generale a Scienze dell’Investigazione dell’università dell’Aquila, perché i maschi si picchiano, anche per gioco?
«Nella nostra cultura il maschio si sente sempre essere superiore, viene educato dalle famiglie a non porgere l’altra guancia. Quindi l’aggressività è insita nei maschi, mentre le femmine ricevono una educazione diversa, più tranquilla, devono badare alla casa, alla famiglia, alla cucina, non hanno il concetto della rissa».
Nel caso di Cepagatti non si è trattato di bullismo, ma più in generale, chi è il bullo?
«È colui che deve picchiare perché è un frustrato. Se poi si accorge che chi gli sta davanti è più debole, diventa ancora più distruttiva e si scatena in lui la volontà di far del male. Poi, il bullo diventa leader, lo seguono ragazzi con personalità più fragili e il circolo vizioso dell’emulazione».
Da che cosa nasce l’aggressività in adolescenti che magari hanno tutto?
«È il frutto del lasciar fare al bambino tutto quello che vuole, senza dare regole precise di comportamento. La conseguenza è che i bimbi diventano narcisi e dicono sempre: io, io, io. La mancanza di comunicazione tra le parti sfocia in una rabbia narcisistica che conduce il minore, che ha nel frattempo incamerato frustrazioni, a mettersi in mostra e a farsi giustizia da solo».
Che tipo di regole devono imporre i genitori?
«Intanto, i genitori non devono essere amici dei figli. Ma punti di riferimento educativi e, come tali, devono imporre regole precise. A cominciare dai rientri serali, perché non si può consentire a un minore di tornare a casa a notte fonda. A 11 anni, per esempio, a casa alle nove, ai più grandicelli si può consentire un paio di ore in più. I genitori devono seguire i figli negli studi e indirizzarli allo sport, devono controllarli. E in caso di bisogno chiedano aiuto agli strizzacervelli ».
Che ruolo giocano i social e i telefonini nell’educazione?
«Ai bambini bisogna dare un tempo per l’uso delle tecnologie. Un orario oltre il quale bisogna dire basta. I genitori non regalino cellulari ai figli molto piccoli solo perché “così puoi chiamare la mamma quando vuoi”. Ai bimbi vanno controllate le chiamate, a chi arrivano e quanto durano, e bloccare con appositi sistemi i programmi televisivi vietati ai minori».
Che ruolo ha la scuola?
«Ancora più importante delle famiglie. Perché i ragazzi a scuola ci passano molto più tempo, i genitori lavorano e quell’ambiente è protetto. È fondamentale che in tutte le scuole vi siano sportelli di ascolto gratuito con professionisti, psicologici e psicoterapeuti che si confrontano quotidianamente con studenti, genitori e insegnanti, che spesso vengono aggrediti anche solo verbalmente, per contrastare episodi di conflittualità».
I docenti come possono intercettare le inquietudini degli adolescenti?
«Osservando continuamente i loro comportamenti. Anche in classe, i soggetti a rischio hanno delle esplosioni di rabbia, dicono parolacce e fanno i bulli. Contro il bullismo ho sperimentato la pet therapy in una scuola di Bolzano. Portare in aula gli animali aiuta a tirare fuori la dolcezza, ad abbassare i livelli di aggressività».
Anche gli amori tra adolescenti possono avere gli stessi effetti?
«Sì, se l’innamoramento è costruttivo ed è occasione per crescere insieme, se l’amore è disponibilità al sacrificio senza chiedere nulla in cambio. Diventa negativo se si trasforma in narcisismo istrionico, prendere tutto senza dare niente. L’amore egoistico dei maschi porta al femminicidio, le vittime restano intrappolate perché hanno personalità fragili e dipendenti. Chi da subito, dopo il primo incontro, si mostra ossessivo, geloso, chiama in continuazione, è un soggetto disturbato».
Un tempo l'educazione passava attraverso le botte. Un ceffone ogni tanto?
«Un tempo l'educazione era molto autoritaria, apparentemente le “mazze e panelle” portavano buoni frutti. In realtà chi le prendeva si caricava di aggressività, l’acqua cheta è pericolosa. I ceffoni non servono, l'educazione migliore è quella formativa, quella del dialogo. Infine, i genitori separati ricordino che ci si divide dal coniuge ma non dai figli, che restano la priorità delle coppie».
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